Quell’«emergenza» che a Napoli è ormai normalità

Ritorno in merito al quesito che il sig. Comini ha posto li 7 ottobre scorso sull’autosospensione dell’opera di Idomeneo di Mozart da parte dell’Opera di Berlino, perché vi apparivano le teste mozzate di Maometto, Cristo, Buddha e Poseidone. Titolo: Europa paurosa cala le braghe davanti all’Islam. Non vorrei che da adesso nessun ente lirico mettesse più in cartellone l’opera Otello perché nel testo riferito alla sconfitta navale della flotta araba, viene cantato «esultate l’orgoglio musulmano è sepolto in mar...». Ci sarebbe una via d’uscita cambiando «musulmano» in «napoletano», da quando l’orgoglio napoletano è sotto i tacchi per via delle ben note vicende sui rifiuti. Mi auguro che il popolo campano abbia un’impennata di orgoglio e mandi a casa la Iervolino e Bassolino. Lei dott. Granzotto, da buon meridionale, che ne pensa?


Ma certo, l’Otello! Melodramma birichino, per i tempi che corrono. Già quel Moro risulta un po’ fuori misura e converrebbe ribattezzarlo Dicolore, il Dicolore di Venezia. Ma il coro esultante dei cipriotti, con due «t», quello ti fa correre un brivido lungo la schiena: «Esultate! L’orgoglio musulmano sepolto è in mar; nostra e del ciel è gloria! Vittoria! Vittoria!? Stermino, dispersi, distrutti, sepolti nell’orrido!? Avranno per requie la sferza dei flutti, ?la ridda dei turbini, ?l’abisso del mar». Non è tanto il «Vittoria!» che suona impoliticamente corretto, ma il compiacimento messo da Boito - e musicalmente da Verdi - nel mandare in pasto ai pesci chi sappiamo. Be’, cambiamo argomento: non finiti in pasto ai pesci, ma di certo sepolti nell’orrido del pattume sono i napoletani e verrebbe voglia di dir loro, ma non lo diciamo, assolutamente no: «Ben vi sta». Emergenza rifiuti, la seguitano a chiamare. Emergenza è ciò che emerge, ma a Napoli l’emergente è emerso da un bel pezzo, da tanto di quel tempo che si dovrebbe dire «normalità rifiuti». Cominciò ad emergere, l’emergenza, con Bassolino e quando si trattò di sostituirlo chi elessero a sindaco, i napoletani? Rosa Russo. Iervolino.
Come hanno potuto essere così ingenui, così malaccorti? Credevano forse che la sindachessa ponesse rimedio ai guai combinati dal predecessore? Ma via, lo sanno tutti: chiedete ai sindaci di sinistra le Notti bianche e ve le daranno. Chiedete i concerti per la pace e ne avrete a josa. Chiedete centri poli/multifunzionali dove scambiarvi la pizza col cuscus, la cassetta di Mario Merola con quella di Hum Kalzum, la maglietta con scritto «Maradona sei grande» con una con la scritta «Osama sei tutti noi», chiedete, fatevi sotto e ve li daranno. Chiedete uno, dieci, cento centri sociali dove tirar su il morale alle battone nigeriane o ai battoni brasiliani e zacchete, sorgeranno come per miracolo. Chiedete corsi per diventare o sembrare veline e ve li metteranno a disposizione con tanto di collegio accademico. Ma se chiede loro di occuparsi della città, del traffico, della sporcizia, dello stato - ossia delle buche, delle voragini - delle strade e dei marciapiedi, li troverete sordi come una campana. Gentili, comprensivi, dispostissimi al dialogo, che quello è il loro pane quotidiano, ma in quanto poi a fare, zero. Al pari di lei, io amo Napoli e i napoletani, il Meridione e i meridionali (a proposito: non sono meridionale e vorrei aggiungere che me ne dispiace se, facendolo, non deprezzassi la mia terra d’origine. Che non lo merita). Ma quando i guai se li vanno a cercare col lanternini, ti cadono le braccia. Pur sapendo - figuriamoci: ne sanno una più del diavolo - che chi va pe’ cchillu mare, chilli pisci piglia, per quel mare, sono andati. Dobbiamo dunque sperare, per loro e per noi che li stimiamo, che la prossima volta evitino le acque dalle quali pescarono la solita frittura dei Bassolino e delle Iervolino e battino altri lidi. Cosa rischiano? Peggio di così non potrà certo andare.
Paolo Granzotto