Quell’eurobattaglia per guidare il pool di investigatori

L’attuale vertice dell’Olaf è stato terreno di scontro tra il riconfermato Bruner e l’opposizione socialista

da Roma

L'indagine sulla clamorosa «fuga di notizie» denunciata dal nuovo presidente del Comitato di Vigilanza dell’Olaf, l'inglese Wright - a prescindere dalla scoperta delle talpe al di sopra di ogni sospetto - con tutta probabilità mira anche a mettere finalmente termine alla «guerra di successione» apertasi il 28 gennaio del 2005 all’interno dell'Ufficio europeo per la lotta antifrode.
È in quella data infatti che gli avvocati francesi del duo Franchet-Byk, alti funzionari di Eurostat accusati di gravi irregolarità finanziarie, presentano un ricorso contro la Commissione al tribunale Ue di prima istanza, all'interno del quale ci sono cinque documenti top secret dell’Olaf da cui risulterebbe che l’organismo antifrode avrebbe commesso errori procedurali nell’indagine contro i due dirigenti. E questo rende incandescente la battaglia per la successione a Bruner, nominato direttore generale dell’Olaf il 1º marzo del 2000 ed il cui mandato era in scadenza a fine marzo. Si fronteggiano all'epoca due schieramenti. Del primo fa parte il parlamentare socialista austriaco Boesch che non perde occasione di chiedere la cacciata di Bruner visto che a suo dire l'Olaf si è dedicata troppa attenzione ai problemi esterni (è merito dell’antifrode che la Philip Morris abbia aderito ad una intesa per la quale dovrà pagare 1,25 milioni di dollari di multa alla Ue) ma non si è attivata affatto sulle frodi interne alla comunità. Nel secondo fronte c'è invece chi sostiene che dietro la richiesta di sostituzione di Bruner ci siano i francesi Darras (direttore del segretariato del Comitato di Vigilanza) e Lecon (capo di una delle tre direzioni Olaf).
Sia come sia, una cosa è chiara a quel punto: l'Olaf è un boccone appetibile per la sua capacità di mettere le mani ovunque e di poter indagare a 360 gradi. Tanto che Lorenzo Cesa, oggi segretario dell’Udc ma allora semplice parlamentare, ebbe a dire: «Da quando sono a Bruxelles mi sono reso conto dell'esistenza di una rete trasversale di interessi che mira al controllo dell'Olaf. Ma un delicato servizio investigativo non può essere trasformato nel giocattolo personale e pericolosissimo, per la realizzazione di interessi privati o finalizzati a consolidare la posizione acquisita nel tempo da lobbies trasversali».
Forse le sue parole sono state ascoltate. Perché dopo aver esaminato ben 60 candidature alla direzione generale ed averne ristretto il numero a 12, alla fine Bruner - lo scorso febbraio - è stato confermato nel suo incarico. E a questo punto, assieme al nuovo presidente del Comitato di Vigilanza è deciso a scoprire chi per mesi e mesi ha permesso «la fuga di documenti confidenziali».