«Quell’incarico è un danno per il comune»

Massimo Malpica

Uno «sprechino» piccolo piccolo, ma piuttosto istruttivo, nel solco della tradizione capitolina che ha fatto delle consulenze e dell’esternalizzazione dei compiti una indiscussa caratteristica.
Protagonista della vicenda è Ottavio Marotta, 76enne difensore civico del Campidoglio, 50 anni di esperienza forense, già fondatore della lista civica «Per Veltroni» nel 2001, già vicepresidente di Musica per Roma dal 1999 al 2003. Insomma, non proprio un «terzo» rispetto all’amministrazione, a dare una scorsa al suo curriculum. Eppure Marotta viene eletto con 35 voti dal consiglio comunale nel dicembre 2003 per la carica di «avvocato dei romani». Accolto dall’entusiasmo degli esponenti della maggioranza e dal sarcasmo dell’opposizione: «È facile sospettare che questo ufficio - commenta all’epoca Marco Marsilio - rischia di trasformarsi in una sorta di difensore del sindaco, più che dei cittadini».
Marotta si mette al lavoro. Ha una sede in via Barberini e un sito internet, www.difensorecivico.roma.it, sul quale in occasione dei primi due anni di attività lui stesso spiega che i romani «hanno capito di avere a che fare con un “amico”, e non con un “controllore”». Muoversi nel solco del buonismo tanto caro al suo sindaco ovviamente non impedisce a Marotta di lamentarsi dell’esiguità dell’organico. In un’intervista di novembre 2004 dichiara: «I membri del mio staff sono 19, mentre sarebbe necessario un organico di almeno 30-35 persone. Ma io non voglio entrare in collisione con nessuno, finché ce la faccio a smaltire il lavoro con questi numeri vado avanti. Dopo si vedrà».
Ma in realtà non era così rassegnato. Come spiega la richiesta di chiarimenti arrivata all’avvocato dalla Corte dei Conti del Lazio, già a maggio del 2004 il direttore dell’Ufficio del difensore civico Costantino Frate, su invito di Marotta, «conferiva alla dottoressa A.S. un incarico di consulenza per la realizzazione di un progetto di individuazione, formazione ed utilizzazione di stagisti presso le sedi decentrate degli Uffici del difensore civico, per un compenso lordo di euro 5.000,00».
Insomma, un avvocato assunto come consulente «cerca-stagisti» (che tra l’altro è tuttora presente nell’organigramma dell’ufficio riportato sul sito web), il cui contratto però non è piaciuto alla magistratura contabile. Anche perché la neoassunta se l’è praticamente scritto da sé. Il viceprocuratore generale della Corte dei Conti, Maurizio Zappatori, nella sua lettera a Marotta spiega infatti come «l’incarico di consulenza è basato su un progetto di contenuto generico, redatto in 4 pagine dattiloscritte, predisposte dalla stessa persona incaricata della consulenza, e contenente soltanto delle valutazioni semplici in merito ai vantaggi di una presenza decentrata dell’Ufficio del difensore civico presso i Municipi, tramite selezione e formazione di stagisti». Ma le censure non finiscono qui. Nella lettera, in cui si «invita» Marotta a presentare entro lunedì prossimo «le proprie deduzioni», si rimarca ancora «che l’incarico è consistito in un’attività meramente operativa non qualificata». Il «contenuto del lavoro svolto dalla dottoressa S. - prosegue il documento - non presentava elementi particolarmente specialistici tali da giustificare il ricorso a personale esterno all’Amministrazione», e «per lo svolgimento delle suddette funzioni non era richiesta una particolare professionalità cui non si potesse far fronte con il personale dipendente». Insomma, i 5mila euro sono «un danno» per il Campidoglio che «va attribuito» a Marotta e al suo direttore, conclude Zappatori. Il difensore civico «verifica che l’azione amministrativa del Comune, dei Municipi, delle aziende e società partecipate non si discosti dai parametri di legalità, imparzialità ed economicità». Ma ogni tanto ci si discosta lui.