Quell’inchiesta nata per caso dopo la morte di Quattrocchi

Piero Pizzillo

da Genova

È partita da lì, dall’assassinio di Fabrizio Quattrocchi, body guard genovese vittima nell’aprile dello scorso anno in Irak di una banda di estremisti islamici, l’inchiesta dei sostituti procuratori Nicola Piacente e Francesca Nanni, coordinata da Francesco Lalla, che ha portato a smantellare il Dipartimento studi strategici antiterrorismo. Lo rivelano gli investigatori, funzionari e dirigenti della Digos di Genova che, all’epoca, avevano svolto accurati accertamenti per stabilire il ruolo e gli obiettivi di Quattrocchi e dei suoi tre colleghi, anch’essi rapiti ma liberati con un blitz dei militari americani nel martoriato Paese mediorientale. Quattrocchi comunque non risulta alla Polizia e alla magistratura aver mai operato per il Dssa, nonostante le voci diffuse in passato anche tramite la stampa. È possibile, invece, che anche il suo nome sia stato adoperato dall’organizzazione per accreditarsi come servizio segreto parallelo. Mentre indagavano sul fenomeno delle body guard operanti all’estero, gli agenti diretti dal questore Salvatore Presenti e dal vice Giuseppe Gonan si sono imbattuti nelle investigazioni illegali del Dssa. Circa un mese fa, il settimanale News ha scritto che Quattrocchi non era né un mercenario né una body guard, ma un agente «contractor» impegnato a tempo pieno nella lotta contro il terrorismo insieme ad altre persone che sarebbero poi entrate nel Dssa. Ma il riferimento a Quattrocchi torna anche nelle interpellanze e interrogazioni presentate già ieri in Parlamento. «Alla luce dell’odierna inchiesta chiediamo di sapere se corrisponda al vero che in uno dei servizi della Televisione svizzera Romanda (Rtsr) dal titolo “Guerrieri in affitto”, registrata prima del rapimento dei quattro “contractors” e messa in onda il 13 maggio dello scorso anno, vi fosse una intervista rilasciata da Fabrizio Quattrocchi che si presentava come “militare” a servizio della Repubblica italiana»: è quanto chiede il parlamentare della Margherita Giuseppe Fioroni in una interrogazione urgente rivolta ai ministri della Difesa, Antonio Martino, degli Esteri, Gianfranco Fini, e degli Interni, Giuseppe Pisanu. «Visti gli sviluppi delle indagini in corso - aggiunge Fioroni - su quella che sembra essere una struttura sulla cui origine e natura attendiamo urgenti chiarimenti, non sarebbe il caso di acquisire la cassetta dell’intero filmato della Tv svizzera che dura ben 52 minuti? Tra l’altro - conclude l’esponente della Margherita - a mistero si aggiunge mistero, visto che ancora oggi non siamo in grado di poter avere il filmato dell’uccisione di Fabrizio Quattrocchi né in copia né tanto meno in originale».
Fabrizio Quattrocchi, 35 anni, ex panettiere con la passione delle arti marziali, era in Irak da circa cinque mesi, quando, il 12 aprile 2004, è stato rapito e poi, due giorni dopo, ucciso. Prima di morire Quattrocchi avrebbe detto: «Ora vi faccio vedere come muore un italiano». Siciliano di origine, ma genovese di adozione, viveva nel capoluogo ligure con la famiglia e la fidanzata. Aveva fatto il servizio militare in fanteria a Como, poi, ceduto il panificio del padre, aveva scelto di collaborare con la Ibsa, società di «Investigazioni, bonifica, servizi di sicurezza e allarmi». All’azienda era stato chiesto di fornire personale capace di addestrare altri all’uso delle armi e di garantire un servizio di guardia del corpo e di vigilanza agli oleodotti. A Genova ha collaborato con agenzie specializzate come addetto alla sicurezza nei locali notturni e in enti pubblici e, dopo aver seguito corsi di addestramento specializzati, come guardia del corpo. Poi, ai primi di dicembre, era stato contattato per il lavoro in Irak, che aveva accettato, anche per le buone prospettive di guadagno.