"Quell’inchiesta non ci piace". La biblioteca censura il Giornale

Il sindaco Pd: "Dal Comune nessuna direttiva in questo senso: sono contrario ai bavagli"

Odiosa censura o solidarietà balneare? Il presidente della Camera se ne sta sui lidi di Ansedonia per le ferie agostane mentre impazza lo scandalo dell’appartamento monegasco finito al «cognatino», intanto qualcuno negli uffici comunali di Forte dei Marmi si preoccupa di salvaguardarne l’immagine al cospetto di cittadini e villeggianti della Versilia «in». Ovvero cancellando il Giornale e la sua inchiesta nel Principato dai quotidiani a disposizione del pubblico.

Un professore universitario ligure abituato da decenni a passare l’estate a «Forte» racconta quello che ha scoperto quando, una mattina di settembre, ha provato a concedersi qualche minuto di lettura nella biblioteca municipale. Il professore ha cercato sugli scaffali una copia del Giornale: non l’ha più trovata. Perciò ha chiesto delucidazioni alla bibliotecaria, che con franchezza alla fine ha ammesso: «Dopo la campagna contro Fini riguardo alla casa di Montecarlo, il Giornale non è più adatto a una biblioteca pubblica. Ormai è diventato un giornale di partito». Quindi, qui non ve lo facciamo leggere. Se il Giornale è un foglio di battaglia politica - si domanda indignato il nostro lettore - allora Repubblica che cos’è? Il professore, allibito ma non certo meravigliato («da anni la biblioteca di Forte dei Marmi ha preso questa piega anti-democratica, pensate che sono stati esclusi sistematicamente dal catalogo, per capirci, anche gli ultimi libri della Fallaci e di Pansa...», riferisce), ha deciso di prendere carta e penna e di segnalare l’episodio al sindaco, Umberto Buratti. Senza ricevere risposta, almeno finora.

Abbiamo interpellato noi sulla vicenda il primo cittadino, eletto col Pd. «Mi accerterò della cosa. Posso garantire che non c’è stata alcuna direttiva mia o dell’amministrazione che rappresento per colpire il Giornale - prende le distanze Buratti - pur essendo di tutt’altra parte politica, né tanto meno un finiano, sono contrario a ogni forma di censura. L’informazione va garantita ai cittadini, sempre e comunque. Se questo fosse vero, prenderò provvedimenti. Ma sarebbe frutto di una decisione del tutto personale di chi gestisce la biblioteca comunale. Un fatto molto grave». Pensiero condiviso, del resto, anche da altri uomini della giunta di centrosinistra, i quali si stupiscono di un’iniziativa così «assurda» e arrivano a scomodare perfino Gandhi pur di rimediare al maltolto e ristabilire così la libertà... di consultazione in municipio.

Per risolvere il giallo del Giornale «epurato», abbiamo ascoltato il punto di vista della bibliotecaria messa sul banco degli imputati, Antonella Angioi, che taglia corto: «Nessun intento politico, è un problema di spazi e di costi». Eppure a guardare tra le righe del suo chiarimento, più di un dubbio resta: «Ho avuto già modo di confrontarmi con il vostro lettore, perché poi lamentarsi così tanto dell’assenza del Giornale? Guardate che in biblioteca non abbiamo neppure il Fatto quotidiano o il Riformista! Se fosse per me, ai visitatori offrirei un sevizio completo, sul modello della rassegna stampa di Raitre...». Ecco, forse c’è proprio da preoccuparsi.
(ha collaborato Tommy Cappellini)