Quell’indimenticabile favola tragica con un grande Sordi, Brasseur e la Simon

Una pellicola elegante, sapiente. La più bella serata della mia vita, che nel 1972, promuove sul campo Ettore Scola tra i più eclettici cineasti di quello scorcio epocale. Già il testo teatrale cui il film si rifà, La panne di Friedrich Dürrenmatt, è un marchingegno perfetto escogitato dall'acuto scrittore svizzero per sbertucciare conformismo e cinismo del proprio Paese e il ribaldo qualunquismo di un tipico tanghero italo-meneghino. Qui, in effetti, il sarcasmo feroce di Dürrenmatt si combina velenosamente col grintoso estro parodistico di Scola. Tanto che La più bella serata della mia vita, un apparente gioco-processo imbastito da supponenti notabili svizzeri, approda alla dimensione di una caustica favola tragica. Pierre Brasseur, Charles Vanel, Michel Simon, Claude Duphin sono qui il poker d'assi cui tiene istrionicamente testa un travolgente Alberto Sordi.

LA PIÙ BELLA SERATA DELLA MIA VITA Filmmauro, 19 euro.