Quell’intellighentia che s’inebria del Molleggiato

Ruggero Guarini

Sulla faccenda di Rockpolitik, sebbene sia stato detto anche troppo, resta da porre un ultimo quesito, forse il più interessante: quale sarà mai l’oscura ragione per cui tutte le penne più fini della sinistra elegante (quella di tutti quei cervelloni, sempre con la puzzetta sotto il naso, che sulla nostra grande stampa non fanno che somministrarsi ogni giorno a vicenda cospicue dosi di Alta Cultura) non hanno esitato a trovare esaltante questo pezzo formato gigante di squisitissima Telecacca?
Sull’argomento circolano due tesi. Secondo la prima, a tutti questi elegantoni questo grandioso tele-escremento non è affatto piaciuto. Se lo sono fatta piacere per un nobile motivo: il dovere professionale di non deludere mai i loro fans. Volete che gente così colta e raffinata non abbia capito che il vecchio pupo della via Gluck non soltanto non ha (come sempre) niente da dire, ma che per giunta, ormai, mentre una volta quel niente che ha sempre avuto nella capoccia almeno sapeva dirlo, non sa fare nemmeno questo? Volete che a dei draghi come loro sia sfuggito che Adriano non è stato mai ridicolo e penoso come questa volta? Volete che menti così esercitate non abbiano colto la vanagloriosa vacuità di uno show di tre ore e rotte, scene mute comprese, durante le quali una specie di zombie balbuziente, riemergendo ogni volta sempre più assorto e corrucciato da ognuno di quegli interminabili intervalli silenziosi che sono ormai da secoli la cifra stilistica del suo teleprofetismo, è riuscito a snocciolare farfugliando tutte, ma proprio tutte, le micidiali idiozie di cui si suppone che il suo popolo sia ingordo?
La seconda tesi dice invece che a quegli intelligentoni la Telecacca di giovedì è piaciuta davvero. Gli è piaciuta perché ci hanno ritrovato esattamente, sia sul piano delle idee e dei contenuti che su quello della forma e dello stile, tutto quello che a loro è sempre realmente piaciuto. Gli è piaciuta, dunque, perché tutto quello che ci hanno trovato in realtà ce lo hanno messo proprio loro. Nessuno dunque osi insinuare che il vecchio pupo della via Gluck è una zucca vuota. Altro che il nulla in testa. Il nostro più pensoso teleguru in testa ha invece tutto. Non soltanto tutte le scemenze che è perfettamente in grado di pensare anche da solo ma anche tutte quelle che è sempre disposto a farsi rifilare dai suoi pupari. Non da quelli un po’ destraioli della sua prima fase, né da quelli un po’ democristianeggianti della seconda, ma di quelli che il furbacchione ha ingaggiato nel momento stesso in cui gli hanno spiegato che ormai conviene anche a lui consegnarsi mani e piedi ai soli veri pupari rimasti su piazza: quelli della sinistra.
Dei quali comunque si può dire tutto tranne che non abbiano delle idee, tutte più o meno rock come il messaggio di Telecacca. Che, tanto per cambiare, dice che di tutte le schifezze del nostro tempo, dall’atomica alla shoah, dai grattacieli di New York al Vietnam, dalla globalizzazione all’inquinamento, dall’orrore delle nostre periferie urbane al tramonto dei vecchi caffè, dalla fame nel terzo mondo alla chiusura del bar sottocasa, la colpa è sempre e soltanto di Berlusconi. Accidenti che maestri!