Quell’Italia perbene rovinata da un’etichetta

Cortina ha incassato il colpo ma non senza spettinarsi. Fa un milione di presenze turistiche l’anno ed è da sempre la capitale delle vacanze sulla neve. Ma la partenza degli 007 dell’Agenzia delle Entrate ha creato un’atmosfera spessa. Si sente triste e negativa più di un cinepanettone. «Ogni anno a metà gennaio venivamo a farci una vacanza sugli sci, ma quest’anno abbiamo deciso: basta vacanze a Cortina, capitale degli evasori» fa della facile morale una e-mail arrivata in albergo che le riassume un po’ tutte. Da perla delle Dolomiti a regno dei furbetti. «I nostri ospiti - allarga le braccia un albergatore - erano veramente infastiditi: controllati, seguiti per strada, fermati dagli ispettori. E solo perchè hanno l’auto di grossa cilindrata. Non vedevano l’ora di andare via. E ora? Torneranno? O se ne andranno in Austria e Svizzera?». Intanto se nei parcheggi il numero di Bentley, Ferrari e Porsche è precipitato di colpo un motivo ci sarà. E così ci siamo giocati pure Cortina. Che adesso vuole chiedere i danni d’immagine, rovinata dai giornali e dalle tv, dai soliti sospetti e dalle verità nascoste. Non siamo la Gomorra delle Dolomiti, spiegano, visto che qualcuno ha titolato così. Ma togliersi l’etichetta adesso sarà dura. E non solo per loro. Le Dolomiti, ma anche Pompei, il centro storico di Roma, le Cinque Terre, la Costiera amalfitana: patrimoni Unesco dell'Umanità diventati capitali della sfiga, geografia di un paese che va a pezzi, che non si riconosce più.
Non si sopravvive all’olocausto del conformismo, al marchio della gogna mediatica. Vedi Lampedusa. Il traffico dei migranti frutta più di 700 milioni di euro all'anno. Ma ai trafficanti che trasportano barconi di disperati da una sponda all'altra del Mediterraneo, mica all’immagine della regina delle isole Pelagie. Attraverso la Porta d’Europa l’anno scorso gli arrivi sono più che decuplicati, complice la primavera araba, la confusione politica, le guerre civili, il buonismo da sbarco. Lampedusa si è data alla clandestinità, a marzo scorso erano più i migranti che gli abitanti, ci pensi più come a un inferno che come a un paradiso, il viso sfregiato dal luogo comune.
Napoli ha soffocato la sua immagine dentro i sacchetti dell’immondizia. Giusto oggi attraccherà al porto la prima nave che porterà 3mila tonnellate di rifiuti in Olanda, alla fine saranno circa 200 mila, finchè durerà. Perchè nel mondo ormai vedi Napoli e pensi alla rumenta, a un’emergenza che non finirà mai, a una malattia che non guarisce. Ma Roma di questi tempi non sta meglio. Più che i turisti arriveranno poliziotti. Almeno quattrocento entro la fine del mese. Dodici agguati, trenta feriti, trentacinque morti ammazzati nel 2011. Senza contare l’ultimo duplice omicidio. Più che la città eterna sembra il Bronx, la banda della Magliana che lascia la periferia e diventa centro storico. Roma non fa più la stupida stasera. Fa paura e basta, soprattutto la sera.
Per rovinare la reputazione di un paese, di una città, di un posto basta finire in cronaca, basta uno che abiti lì. Il moltiplicatore mediatico fa il resto, l’effetto domino non sai più dove ti porta, se non allo sputtanamento generalizzato. Annamaria Franzoni, la villetta di Montroz, il piccolo Samuele, un tormentone inossidabile, e Cogne, millecinquecento abitanti che guardano in faccia il Gran Paradiso, diventa per sempre il Delitto di Cogne, l’infanticidio come parte della tua identità da consegnare alla storia. Così come Novi Ligure, che era la città di Fausto Coppi e delle caramelle Dufour, è diventata Erika e Omar, bambini di satana, un piccolo e la sua mamma uccisi a coltellate nella vasca da bagno, la città del male senza senso e quindi più cattivo. Avetrana che fino a ieri si divideva tra Taranto, Brindisi e Lecce, adesso si divide tra quello che dice zio Michele, mamma Cosima e Sabrina, un posto da dove si può sparire senza lasciare tracce, ma illuminato a giorno dalle tv. É la cronaca nera che ti battezza con il nome sbagliato e da quel nome non ti liberi più: Garlasco, che vantava fino a ieri il Santuario della Madonna, adesso la nomini e ti viene in mente Alberto Stasi, ma è stato assolto o condannato?, e chi ha ucciso allora Chiara Poggi, e un’etichetta che non si scolla. Pensi a Garlasco e pensi a porte che si spalancano e non sai mai chi c'è dietro. Pensi a Erba, da dove trasmette Radio Maria e dove è nato Moreno Torricelli, e pensi alla sua strage, la strage di Erba, Rosa e Olindo come santi patroni. La vanità di restare se stessi si perde facile. Basta che il paese mormori. E sei per sempre quello che non sei.