Quell’odio strisciante verso la Chiesa

Luigi Negri *

Viviamo un momento difficile di generalizzato odio anticristiano, di odio verso Cristo, verso la Chiesa e verso la presenza dei cristiani nel mondo. È come una grande ondata che si sta abbattendo sulla vita della società sostanzialmente in tutto il mondo; in questo odio la parte principale ce l’ha certo fondamentalismo islamico, quello che, ormai è chiaro, sapientemente manovrato dalla vicenda delle vignette blasfeme o presunte tali, ha di fatto incendiato molte piazze del Medio Oriente, del Sudest asiatico e, soprattutto, le piazze di alcune grandi città europee e sudamericane. È un odio che colpisce i segni della civiltà occidentale e del cristianesimo. Qualche giorno fa in una sperduta isola di fronte a Mindanao, nelle Filippine, sono stati massacrati sei cristiani laici di cui una bimba di poco più di tre mesi. A Trebisonda, in Turchia, ha pagato con la vita la sua fedeltà a Cristo e alla Chiesa, don Andrea Santoro. Nel 2005 ci sono stati 25 martiri religiosi, un vescovo, 20 sacerdoti, due religiosi e due religiose. Sono cifre tratte dal martirologio della Chiesa contemporanea. Ma ad esse si devono aggiungere gli innumerevoli laici e catechisti senza nome che sono morti nelle diverse parti del mondo nell’espletamento della loro missione, di insegnare la fede, di comunicarla, di educare ad essa le nuove generazioni.
L’odio anticattolico di matrice fondamentalista è certamente il più ampio, il più diffuso, il più pervasivo. Ma non si deve dimenticare un altro odio molto più soft, molto più «culturale», molto meno clamoroso, ma non meno duro: l’odio di quel residuo della mentalità laicista pervasa ormai da atteggiamenti nichilisti, che vive in un consumismo assoluto al quale la stessa presenza cristiana risulta inaccettabile o intollerabile. Bisognerebbe scavare di più nei fenomeni di reazione anti-cattolica che caratterizzano certe fasce della società di oggi. Durante l’occupazione di un’importante Università italiana il bar autogestito era aperto nel corso di una grande manifestazione in difesa dei Pacs e contro la Chiesa cattolica. Il menù proposto dal bar era questo: «aperitivo anti-cattolico», «musica blasfema» e «libertà di bestemmia». L’odio dunque ha radici diverse e certamente la eccezionalità del momento è che queste varie radici si sono, in qualche modo, coagulate e danno luogo ad un fenomeno di enorme portata anche numerica. Si dice che è uno scontro fra civiltà. Mi pare di poter dire, invece, che sia uno scontro fra civiltà e barbarie. L’odio è sempre un fenomeno di barbarie anche quando è stato l’estrema espressione del rigore e del livore ideologico. L’odio si caratterizza sempre come un fenomeno di barbarie. Una barbarie raffinata, ma pur sempre una barbarie, da parte di coloro che Bernanos nei suoi scritti politici chiamava i «barbari vestiti da galantuomini» che dispongono oggi di enormi apparati tecnologici e scientifici. È la barbarie delle manipolazioni, delle clonazioni, è la barbarie dell’uomo ridotto solo oggetto del potere scientifico e tecnologico.
Da una parte, dunque, sta la barbarie come odio al genere umano, dall’altra la civiltà. Il cristianesimo che ha dato subito anima e forma alla civiltà che è innanzitutto valorizzazione della ragione come domanda di verità, della libertà come responsabilità dell’uomo di fronte alla verità. Responsabilità che può essere vissuta positivamente o negativamente, ma che comunque è inderogabile per la singola persona e che non può essere delegata a nessun altro uomo o a nessun’altra istituzione. Questa valorizzazione della libertà e della ragione si esprime nella vita sociale con la capacità di rispetto. La civiltà è caratterizzata da un profondo rispetto delle diversità. La lettera di Diogneto ricorda che i cristiani dei primissimi secoli avevano «una capacità di rispetto ignota agli altri». Questa è la civiltà, non la civiltà cristiana ma la civiltà umana, quella in cui l’uomo vive per se stesso e per gli altri senza opposizioni o contraddizioni, senza volontà di assoggettamento o di manipolazione.
I cristiani di oggi, la presenza cristiana nel mondo hanno una assoluta responsabilità in ordine alla difesa della civiltà nella fedeltà a Cristo. Ma in questa difesa non sono soli: hanno accanto a loro quelli che la tradizione cristiana chiama gli «uomini di buona volontà». La civiltà è fatta da tanti cristiani e da tantissimi laici, da questo popolo che è unito nel desiderio di vivere la vita in modo autentico e di trasfondere questa autenticità nella vita concreta e addirittura nelle istituzioni e nelle strutture regolatrici della vita sociale.
È questa la civiltà che può opporsi alla barbarie. Non dobbiamo difendere una civiltà qualificata cristiana o occidentale, contro una civiltà di un altro tipo, islamica o asiatica. Ma dobbiamo difendere i contenuti della civiltà che è tanto più ricca quanto più le varie fedi, le varie tradizioni religiose o le varie posizioni culturali entrano a far parte, in maniera creativa, di essa.
* Vescovo di San Marino-Montefeltro