Quell’opzione a sorpresa nella lotta tra Fini e Casini

La fine del mese in corso apre una nuova fase dei giochi interni a tutto il centrodestra. La posta in palio è la leadership e la successione al suo fondatore e padre, Silvio Berlusconi. La corsa al parricidio è iniziata da tempo ma ora mostra in tutta la sua evidenza le intenzioni dei protagonisti: «Silvio ti vogliamo bene», proclama dal palco del congresso Udc, l’ex ministro Buttiglione, per poi aggiungere subito dopo: «Berlusconi rappresenta il passato», ma il popolo Udc tributa al Cavaliere una grande ovazione. Fini nel frattempo organizza manifestazioni di piazza a favore della sicurezza dei cittadini, radicalizzando uno dei temi più sentiti dall’intera popolazione italiana e candidandosi, da destra, a raccogliere l’eredità del fondatore della Casa delle libertà.
Di fronte a questa doppia offensiva interna Berlusconi sorride un po’ di meno e tace, ottenendo un duplice scopo: da un lato lascia che le contraddizioni dell’attuale governo emergano fino all’implosione e alla disfatta. Dall’altro Berlusconi sembra voler incoraggiare l’emergere sempre più sfrontato, seppur legittimo, di certi alleati pronti al regicidio per raccoglierne presto l’eredità, ma senza fare i conti con l’oste: la volontà popolare: Forza Italia oscilla stabilmente intorno al 29%, An è intorno all’11% mentre l’Udc continua a pontificare dall’alto del suo risicato 6% elettorale. Di ben altra pasta il 5% della Lega, solido e popolare alleato, ben radicato territorialmente e anche politicamente.
La nuova legge elettorale invocata dal presidente della Repubblica svelerà, definitivamente, nei prossimi mesi, i giochi dei singoli partiti ma, ancor prima, il prossimo mese di maggio, con le elezioni amministrative che coinvolgeranno oltre 11 milioni di cittadini, si realizzerà un test molto significativo per verificare i rapporti di forza tra maggioranza e opposizione ma anche tra le diverse componenti all’interno delle due coalizioni.
A quel punto Berlusconi riprenderà a pronunciarsi. Nel frattempo incontra Putin a Mosca, incoraggia ogni singolo esponente di Fi e della Cdl, non polemizza con nessuno, abbassa i toni, appare più conciliante, interviene ai congressi dei Ds e della Margherita, insomma prepara una nuova fase politica e soprattutto pensa e medita in cuor suo a chi dar veramente l’investitura come possibile delfino. Dopo l’annunciato ritiro di Prodi, a fine legislatura, questo scenario è più vicino.
A questo punto i casi sono due: Berlusconi che succeda a se stesso, se gli italiani fossero chiamati alle urne nel 2008. Se si dovesse andare al voto solo nel 2009, allora ci sarebbe un vero successore, che riscuota il gradimento dello stesso Berlusconi o da lui stesso scelto e indicato. Qualcun altro, oltre a Fini e Casini, inizia a scaldarsi. E tra questi un leader, cui attributi e nome terminano anch’essi al modo di Berlusconi.
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