Quella America che vota con la pistola

Reportage dal Missouri dove è normale possedere 15-10 armi a testa e si preferisce il repubblicano McCain al democratico Obama

nostro inviato a Silex (Missouri)

«Ah tu sei italiano!», esclama John Thompson un simpatico omone del Missouri. Penso: ora mi dirà le solite banalità del tipo «L'Italia è il paese del calcio, degli spaghetti o della mafia». E invece no. Il suo volto rubicondo si illumina: «Ah è la terra della Beretta» e mi dà una pacca sulla spalla. Poi chiama i suoi amici, che mi guardano compiaciuti: «Beretta, splendide pistole, io a casa ne ho tre», esclama David Brown, lisciandosi due enormi baffoni spioventi. Ha la camicia sporca di grasso: è un meccanico, è sposato e ha cinque figli. Un uomo pacifico, a cui piace scherzare. Tre? «In realtà ne ho molte di più, ma di altre marche». E inizia a elencare: «Ho anche quattro fucili da caccia, due mitragliatori… In tutto venti pezzi, se non erro».

Sono a Silex un villaggio sperduto nel cuore del Missouri, composto da qualche decina di case, una drogheria, un distributore, una banca. America profonda, America rurale, abitata dai cosiddetti «colletti blu» ovvero operai, camionisti e, naturalmente, contadini. Qui il tasso di criminalità è pari a zero. Eppure ogni abitazione, per quanto modesta, cela un arsenale. John Thompson possiede quattordici armi, «ma ogni anno aumentano, perché mio zio, che ne ha mille e ormai è anziano, ha deciso di regalarmene una a ogni Natale», osserva compiaciuto. «Vuole lasciare un buon ricordo di sé!». E scoppia a ridere, contagiando i suoi amici.

Come il mite Greg Miller, che di armi ne conta ventisei o il piccolo Keith, il folletto della compagnia, che ne ha appena otto, ma una sempre a portata di mano: apre la portiera del suo sbilenco pick-up beige ed estrae dal portaoggetti una Smith & Wesson, modello classico, con il manico in legno e la canna lucida. Una pistola da cow-boy. Chiedo: ma a cosa vi servono? John si fa improvvisamente serio: «A difendere la nostra proprietà dai malviventi». Ma è già successo qualcosa? Hai già sparato a qualcuno? «No, ma non si sa mai, il sabato sera ci sono un sacco di ubriachi in giro. E se qualcuno tenta di entrare in casa mia, io lo stendo».

La legge è dalla sua parte, le consuetidini anche. L'America profonda si riconosce nel Secondo emendamento della Costituzione americana, che sancisce il diritto di possedere armi da fuoco. John, Keith e Greg probabilmente non spareranno mai in vita loro, se non a caccia. Ma il loro attaccamento ai «guns» ha una valenza culturale, identitaria. In un Paese che cambia rapidamente, si aggrappano a quelli che sentono come «tradizionali valori statunitensi»: la proprietà privata, la famiglia, la religione, la libertà personale, una sana vita di campagna dove una stretta di mano vale più di un contratto. E naturalmente il diritto a difenderli. Con le armi. Più ne possiedi più ti senti sicuro, più, in fondo, ti senti americano.

La Nra, National Rifle Association, potentissima lobby dei produttori d'armi alimenta il mito con campagne di persuasione assai efficaci. Nei suoi spot l'americano rurale è bello, ricco, guida mezzi lucenti e ha una bella moglie, mentre nella realtà i David di posti come Silex sono poveri, malvestiti, spesso grassi e guidano auto scassate; ma nessuno sembra badare a questa discrasia. L'importante è che venga rafforzato l'immaginario collettivo. E quando il fascino non basta si ricorre alla paura, sempre con spot girati magistralmente. Uno, accompagnato da musiche angoscianti, recita: «Immagina se una notte mentre tuo figlio di cinque anni sta dormendo un ladro tenta di entrare in casa tua, come potresti difendenderti se non fossi armato»?

L'effetto è assicurato. Oltre quattro milioni di persone sono iscritte alla Nra. Non tutti coloro che possiedono armi sono repubblicani; John Thompson, ad esempio, è democratico e vota Barack, altri sono indecisi. Ma la maggior parte ha le idee chiare: viva McCain, abbasso Obama. E viva, soprattutto, Sarah Palin, il governatore che spara al poligono, che va a caccia, che ha la mira infallibile. Un mito, da queste parti. La propaganda della Nra è martellante, sopra e sotto la cintura. Greg Miller fino a pochi giorni fa era incerto su chi votare, ma poi ha ricevuto a casa una lettera in cui si afferma che con Obama alla Casa Bianca il prezzo di una scatola di cartucce passerebbe da 20 a 500 dollari.

Su Internet girano messaggi analoghi. «Sono frottole», tenta di scoraggiarlo John, ma Greg non si fida, come migliaia di altri americani, peraltro, che da qualche giorno affollano le armerie. Fanno incetta delle armi più sofisticate nel timore che Barack, se eletto, possa vietarle. E intanto affilano le schede. Per fermare il «nemico», per difendere l'America.