Quella bandiera repubblicana simbolo di unità

Paolo Armaroli

La legge 31 dicembre 1996, n° 671, stabilisce che «il giorno 7 gennaio, anniversario della nascita del primo tricolore d'Italia, è dichiarato giornata nazionale della bandiera. Con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri sono fissate le modalità delle celebrazioni annuali che devono, comunque, prevedere il carattere non festivo del giorno stesso». E il 7 gennaio scorso, per l’appunto, il presidente della Repubblica ha levato al riguardo alta e forte la propria voce. In effetti, nessuno ha più titolo di Ciampi per dire la sua in occasione di tale ricorrenza. Egli rappresenta degnamente l’unità nazionale non solo perché così recita la nostra Costituzione ma per il costante magistero impartito durante il suo settennato.
Ancora una volta Ciampi ha opportunamente sottolineato che il 7 gennaio è «l’occasione per celebrare l’appartenenza ad una storia comune, la storia del nostro popolo, del suo cammino verso l’unità e la libertà». Parole, queste ultime, non a caso scolpite in cima all’Altare della Patria: «Civium Libertati, Patriae Unitati». Ha poi ricordato le parole di Giosue Carducci pronunciate a Reggio Emilia nel centenario del Tricolore, il 7 gennaio 1897. Per il Poeta il verde rappresenta la natura, l’uguaglianza, la libertà, la gioia; il bianco, la vittoria, la prudenza, l’autorità; il rosso, l’ardire e il valore. È poi di conforto, ha concluso Ciampi, che la nostra Nazione si riconosca con convinzione sempre maggiore nei simboli della Repubblica.
Come si sa, l’articolo 12 della nostra Costituzione dispone che «la bandiera della Repubblica è il tricolore italiano: verde, bianco e rosso, a tre bande verticali di eguali dimensioni». Forse non altrettanto nota è la nascita di questa disposizione normativa. Essa vede la luce all’Assemblea costituente nella seduta pomeridiana del 24 marzo 1947. E precisamente alle ore 18. Qualche padre della Costituzione, però, dapprima arriccia il naso. Al democristiano Edoardo Clerici il testo presentato dalla commissione del 75 non piace più di tanto. Sa un po’ di modello di sartoria. Si limita a sostituire il verde con il blu francese. E suggerisce una dizione più asciutta. Questa: «La bandiera della Repubblica è il tricolore italiano».
Anche il liberale Orazio Condorelli ha qualcosa da ridire. Non gli va giù che si pensi di togliere lo stemma dello Stato, che recava in mezzo lo scudo crociato, supponendo che sia l’emblema di un regime. Perciò prospetta l’opportunità che nella banda centrale sia inserito uno scudo con croce bianca in campo rosso sormontato da corona civica turrita. Infine Vincenzo Selvaggi, dell’Uomo Qualunque, presenta un emendamento affinché nella banda centrale ci sia la lupa romana sormontata dalla corona civica turrita. Tutti emendamenti che non hanno fortuna. Difatti il presidente della commissione dei 75, Meuccio Ruini, obietta che la Costituente non può divenire una commissione di araldica che stabilisca, improvvisando, un determinato emblema. Che - hai visto mai? - potrebbe rappresentare il simbolo di una determinata parte politica. D’altronde l’irrigidimento costituzionale della disposizione è voluto proprio al fine di impedire il suo sovvertimento ad opera di una maggioranza semplice.
Ma, come quelli di Eduardo, anche per il nostro beneamato Tricolore gli esami non finiscono mai. Nel corso del tempo parecchi daltonici hanno fatto un po’ come volevano. Anche dopo l’entrata in vigore della legge 5 febbraio 1998, n. 22, recante disposizioni sull'uso della bandiera. Perciò prima l'infaticabile sottosegretario Gianni Letta nel 2002 e poi nel 2003 l’allora segretario generale di Palazzo Chigi, Antonio Catricalà, hanno emanato due circolari che hanno messo fine all’anarchia. Il verde deve essere prato brillante; il bianco, latte; il rosso, pomodoro della scala Pantone. Cento dialetti, sì. Ma una sola bandiera.
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