Quella breve parentesi passata al «Corriere» dopo una vita al telefonino

da Milano

Sarà una sfida difficile per Vittorio Colao, dal prossimo luglio al vertice di Vodafone. Da un lato ci sono i ricavi decrescenti nella voce per la telefonia mobile, dall’altro la scelta dei nuovi servizi da offrire ai clienti tramite il cellulare, dove però i concorrenti sono parecchi e non solo operatori di tlc, ma anche giganti del web come Google e produttori di telefonini come Nokia. Ma Colao ha una lunga esperienza nelle tlc dove ha lavorato fin dalla preparazione del business plan di Omnitel nel 1994, ossia la società che oggi rappresenta Vodafone Italia.
Quella di Colao, laureato all’università Bocconi e passato in McKinsey - società di consulenza considerata la «fabbrica» dei manager - è una carriera quasi interamente marchiata Vodafone, tranne una breve parentesi alla testa della Rizzoli. Era il 2004 quando Colao, responsabile delle attività Vodafone nel sud Europa, venne chiamato da Guido Roberto Vitale, allora presidente di Rcs, con il sostegno di Giovanni Bazoli, Corrado Passera e Luca di Montezemolo, per il rilancio del gruppo editoriale del Corriere della Sera.
In un anno Colao, grazie anche a dismissioni, raddoppia gli utili di Rcs, lancia 15 nuovi magazine e punta sulle attività Internet. Ma i risultati ai soci del patto di sindacato di Rcs non bastano, o non piacciono. Colao, insomma, è fin troppo attivo e gli azionisti lo accusano di non voler ascoltare nessuno. E in questo senso non lo ha certo aiutato il rapporto, mai facile, avuto con il direttore del Corriere, Paolo Mieli.
Così nonostante i buoni risultati raggiunti, dopo lo scandalo delle intercettazioni telefoniche e lo scontro con altri azionisti eccellenti come Marco Tronchetti Provera e Cesare Geronzi, Colao lascia Rcs nel 2006 per tornare a Vodafone, questa volte come vicepresidente e poi con l’incarico di direttore delle attività europee quelle che producono insomma l’80% del cash flow del gigante delle tlc.
Si tratta dunque del mercato più difficile da dominare con ben 93 milioni di clienti, oltre 35 miliardi di ricavi e 40 mila dipendenti. A volerlo al suo fianco, nonostante alcune indiscrezioni che lo vedevano contrapposto, era stato proprio l’indiano Arun Sarin, l’amministratore delegato che a luglio lascerà il gruppo; anche se molti vedono in Colao un uomo del presidente del gigante telefonico, John Bond.
La sfida per Colao in Vodafone si preannuncia dunque difficile. Tra i nodi da sciogliere c’è anche il problema della partecipazione di minoranza nell’americana Verizon Wireless, il secondo operatore mobile Usa, che molti azionisti vorrebbero cedere per fare cassa. Sarin si era opposto con forza alla cessione, ora la decisione spetterà al manager italiano.