«Quella canzone scritta in 10 minuti ha venduto mezzo milione di copie»

Luigi Grechi, com'è scattata la scintilla della canzone?
«Giancarlo Cabella, scrittore e registra teatrale che lavorava a Milano ma era di Novi Ligure, mi raccontò le chiacchiere di paese che avevano dato forma alla leggenda di Sante Pollastri o Pollastri, e di Girardengo. Erano dicerie che viaggiavano di bocca in bocca, “si dice” senza punti fermi, ma la storia aveva una sua potenza ispiratrice: c'era l'ombra di un tradimento nell'amicizia tra due personaggi di uno stesso territorio, c'erano due vite unite dalla bicicletta come simbolo di tutta un'epoca. Mi ero fatto un'idea, uno sfondo, di Novi, di quel tempo e quei luoghi, lo vedevo come un film. Da cantautore riconobbi che c'erano tutti gli ingredienti di una canzone e cominciai a buttare giù qualche idea, strofa, verso: non veniva fuori nulla di soddisfacente, finché nell'89 scrissi in dieci minuti la canzone nella sua stesura di oggi, uscita dal mio archivio mentale di frammenti dalla grande ballata anglo-celtica, britannica. A parte una modulazione di tonalità originale, è lo schema della ballata dei cantastorie europei, una musica prêt à porter, costruita attorno alla storia».
All'inizio fu una cassetta autoprodotta, nel 1990...
«Sì, fu quella la prima uscita della canzone. Il mio pubblico era limitato, ma la canzone funzionava».
Aveva il ritmo della pedalata...
«Dipende, le pedalate sono diverse per ogni campione. Però sì, la canzone è un quattro quarti, ha il ritmo degli ingranaggi e della trasmissione meccanica. Io ho 62 anni, il mondo del ciclismo che avevo conosciuto da ragazzino era più vicino al mondo di Girardengo che a quello odierno: andare in bicicletta era una fatica solitaria, c'erano le squadre, la carovana, le auto al seguito, ma personaggi come Coppi e Bartali erano ancora quelli di vecchio stampo».
Poi la canzone la sentì suo fratello, Francesco De Gregori...
«Gli piacque subito, mi accennò di volerla incidere. Un paio d'anni dopo, nel '93, mentre era impegnato a registrare e montare un cd con brani dal vivo, rimpolpandolo anche con un testo di Jannacci, mi chiese una copia della cassetta da far sentire a Vincenzo Mancuso, l'arrangiatore. E il cd diventò Il bandito e il campione, alla prima uscita vendette credo mezzo milione di copie. La mia era l'unica canzone nuova a parte quella di Jannacci che era nota al pubblico. Poi ho cercato di saperne di più della storia, e pian piano ho scoperto che la canzone non conteneva più tutto il mondo che apparteneva alla storia. Poi è arrivato un libro a raccontare tutto...».