Quella chiamata a vuoto di papà Fabio

Gianandrea Zagato

da Milano

Dall’altra parte non c’è più Gianni Letta. Ma mamma Germana resta con la cornetta del telefono sempre in mano. Balbetta che Clementina è libera. Sono le sette e un quarto di sera. E al secondo piano di via Jan è festa.
Mamma Germana però non smette di piangere, sempre con la cornetta in mano: è un fiume in piena. Sa che la sua Clementina è libera ma non riesce a fermare le lacrime: uno, due minuti di intensa commozione. «Smetti, non ne posso più», dice papà Fabio. E di colpo quel pianto si trasforma in un sorriso. Che contagia Emilio e Luigino. Anche per loro, amici di famiglia, è la fine dell’incubo. Quello che li aveva inchiodati dal 16 maggio, giorno e notte, in quelle stanze a due passi da corso Buenos Aires. Presenti in ogni momento, anche quando alle sei di sera arrivava la chiamata della Farnesina: appuntamento quotidiano che, insieme a quello della tarda mattinata, «rassicurava la famiglia», dice Marco Formigoni, giornalista di Peacereporter, diventato per «amicizia» il portavoce dei Cantoni. «Telefonata che non dava informazioni sullo stato del sequestro ma che aiutava a tirare avanti, a credere che il giorno dopo sarebbe stato migliore», ricorda ora Formigoni che per «amicizia» ha isolato la famiglia Cantoni dal mondo dell’informazione, «impresa non facile con Fabio che viveva perennemente attaccato al computer e che, spesso, troppo spesso, mi chiedeva “come fanno i giornalisti a sapere cose che non dovrebbero sapere?”». Quali? «Sono particolari che, oggi, non servono più».
Dettagli certamente delicati che arrivavano al 295165... da chi aveva preavvisato la famiglia dei «pericoli delle tante versioni che sarebbero circolate»: occasione avvenuta «il venerdì successivo al rapimento di Clem». Già, quando le agenzie diedero la notizia della morte della cooperante milanese: «È stato il momento peggiore, quello che ha messo a dura i nervi e la forza dei genitori. E con la stampa sotto casa che reclamava notizie». Momenti difficili trascorsi col caffè bollente sempre pronto e con un giovane filippino che rispondeva al citofono di casa e che vegliava sulle passeggiate dei genitori, unici momenti di relax per lo più di sera tardi. Quando, forse, più forte, più sentita era la voglia di chiamare quel cellulare di Clementina rimasto nelle mani del suo rapitore, «non so se Fabio l’abbia fatto... so che solo una volta ha ceduto alla tentazione quando lei era stata appena rapita, ma dall’altra parte del telefono non ha risposto nessuno».
Adesso, il telefono di casa Cantoni non smette di squillare: Fabio avrebbe voglia di staccarlo. Ma poi ci ripensa. Magari arriva la chiamata più attesa, quella di Clementina.