Quella china che Indro si faceva mandare a casse

È un farmacista, il dott. Giuseppe Clementi, titolare dell'omonima farmacia in Fivizzano di Lunigiana. Un uomo piccolo e azzurro. Occhi azzurri e limpidi come un cielo d'inverno, corpo dritto, tenace e pacato, sorriso dolce e ironico, linguaggi ricchi e comunicazione fluente, densa d'umanità e di fascino, uomo di letteratura e di filosofia, la sua memoria prodigiosa, uomo azzurro di grande sapienza e di fede incrollabile, quella fede che gli ha permesso di sopravvivere, lui bambino, alla distruzione, per una bomba, della sua casa e alla vista della madre e di due giovanissime sorelle ritrovate a brandelli.
Giuseppe Clementi, piccolo uomo speciale, grande uomo, alto come un Patriarca.
Clementi come la China Clementi, digestivo ambrato e colmo di bagliori, profumo sottile come una serpe in amore, sapore in preda agli incanti dei palati globali. China Clementi, liquido ammaliante dentro una bottiglia bellissima, per stile e storia: vi è riportato, infatti, uno stralcio di lettera del grande e inimitabile Indro Montanelli, fondatore del Giornale. La lettera tesse le lodi della China Clementi, che l'Indro si faceva mandare a casse.
È stata la China Clementi a forgiare la mente geniale originale e rigorosa di Indro Montanelli?
La China Clementi nasce nel 1883, per la passione (che è la molla della vita) di un uomo, il nonno dell'attuale Clementi. Anche il nonno era Giuseppe e farmacista: appassionato studioso di botanica (allora la chimica era sconosciuta) conosceva a menadito i benefici delle erbe, s'interessò particolarmente alla pianta della China, all'epoca considerata solo come antidoto alla malaria. Il farmacista Clementi ne scoprì le grandi proprietà di tonico digestivo: ha inizio la folgorante ascesa della China Clementi, la cui produzione si è tramandata di padre in figlio.
Il figlio del capostipite Giuseppe, Lanfranco, continuò la produzione, ma morì in giovane età, fu la moglie di lui, donna attiva e intelligente, a esporre la China Clementi in un'importante esposizione internazionale a Roma e a farla, così, conoscere definitivamente al mondo.
E viene il turno dell'attuale Giuseppe Clementi, uomo azzurro, in grado di governare la sua grande famiglia e la China. Alla China si è dedicata con l'anima Federica dai tratti antichi, moglie di Lanfranco. Lanfranco e Nicola, entrambi farmacisti e figli di Giuseppe.
Straordinario! I nomi di battesimo si trasmettono e ritrasmettono in questa famiglia fivizzanese regnante, senza mai uscire dai propri confini nominali e proprio per questo, in grado di mostrare tutto il potere di cui è colma.
C'è la Bice, moglie di Beppe (Giuseppe), donna agile e attiva come una valchiria, c'è Paola, valente oncologa e moglie di Nicola, ci sono le nuovissime generazioni, Virginia, la mente robotica, Giuditta col nasino all'insù, Edoardo e Lanfranchino (azzurro come il nonno) e il Cioccolatino al peperoncino, alias Elisa, piccola bimba bionda dall'apparenza soave.
Una famiglia come quelle di una volta, una famiglia in grado di trasmettere l'amore, per il lavoro e per l'umanità. Una famiglia da ricopiare, per la sua compattezza, per la trasmissione rigorosa di principi e di valori, una famiglia dedicata al lavoro, in termini di passione esistenziale, una famiglia dedita al sorriso, ma, in qualche misura, difficile da penetrare. Come a volersi proteggere, non già dalla scienza del mondo, ma dalle sue devianze.
E c'è la China Clementi, come un baluardo lunigianese, come una fortezza dipinta nell'ombra dei boschi e contagiata dall'esotismo della China, mischiata ai profumi di Lunigiana.
Fivizzano di Lunigiana, una terra colma di silenzi e ammaliata dal mare della Liguria, sua mèta destinata.
China Clementi, nata dalla passione e dal lavoro, una China che il grande Indro sorseggiava ogni volta che il suo stomaco si ribellava ai bizantinismi della politica italiota, una China preziosa da sorbire dentro minuscoli bicchieri dal lungo gambo sottile, una China potente come un uomo: Giuseppe Clementi, l'uomo azzurro, Patriarca di un mondo forse in estinzione.