Quella claque sedotta da Veltroni

«Il Nord non lo voterà», ha sentenziato Umberto Bossi su Walter Veltroni leader del futuro Partito democratico (l'elezione, che sarà plebiscitaria, è pura formalità) e quindi prossimo candidato premier del centrosinistra. Forse, però, il rapporto fra il sindaco di Roma e l'elettorato del Nord è un po' più complicato. Ricordo l'entusiasmo e la commozione delle tante «dame di san Vincenzo» del povero centrosinistra milanese quando Veltroni venne a Milano per una serie di eventi «Roma incontra Milano», il 22 e 23 marzo 2004. Perfino molti elettori della Casa delle libertà furono sedotti dal piacionismo veltroniano e da tanta sapienza comunicativa. Venne qui a vendere il suo prodotto e a spiegarci, in sostanza, che la capitale è molto ma molto meglio di quanto si creda e comunque molto ma molto meglio di Milano. C'era da offendersi, ma lui faceva tutto questo in maniera così accattivante e seduttiva che tutti dimenticarono la principale e più aspra critica mossagli soprattutto dai romani: tanti concerti, festival, mostre, libri, conferenze, convegni, inviti a star internazionali, eventi di ogni tipo ma poca concretezza in fatto di viabilità, trasporti, servizi, grandi opere e infrastrutture, manutenzione. Il buon Walter si aspettava che l'allora sindaco Albertini restituisse la visita e invece niente: «Non abbiamo tempo per queste cose» rispondeva un po' seccato a chi insisteva perché andasse in Campidoglio a ricambiare. E sta qui la differenza fra le due città. È un fatto, comunque, che tutte le volte che il buon Walter viene a Milano (e ultimamente capita piuttosto spesso) una claque osannante lo scorta di teatro in teatro. Voglio dire che i milanesi in massa voterebbero per lui? Certo che no. Ma è sicuro che anche il depresso e devastato centrosinistra ambrosiano può ricavare nuova linfa dalla candidatura veltroniana. E questo può fare la differenza a livello nazionale.