Quella clausola per imbrigliare il presidente

Pronto un richiamo allo statuto per trasferire alla direzione la scelta dei candidati elettorali

Fabrizio de Feo

da Roma

Gianfranco Fini lancia la sua invettiva e chiede di staccare la spina alle correnti. Ma di procedere alla propria eutanasia, Destra Sociale e Destra Protagonista non sembrano avere davvero alcuna voglia. La fotografia più fedele, il segnale della resistenza a qualsiasi ipotesi di scioglimento è visibile fin dall’ingresso nell’hotel Ergife: una freccia indica la «sala riunioni» dei fedelissimi di Gianni Alemanno e Francesco Storace, un’altra freccia indirizza verso l’avamposto strategico di Maurizio Gasparri e Ignazio La Russa. In pratica una sorta di certificato «fisico» e «geografico» di appartenenza.
L’auspicio mattutino è che le camere di riunione correntizie restino deserte. Ma il «miracolo» non avviene. Anzi Fini chiede il voto per «chiamata personale»: un modo per mettere tutti i delegati di fronte alle proprie responsabilità senza trincerarsi nel voto segreto. E le due sale diventano i poli di attrazione in cui scolpire la strategia di risposta all’affondo del leader. Subito dopo l’intervento del vicepremier scatta subito una sospensione dei lavori di circa tre ore. Mentre Fini si rilassa al bar, Destra Protagonista e Destra Sociale si riuniscono per armonizzare le proprie posizioni interne. Il giudizio di Alemanno e Storace è durissimo. E anche sull’altro fronte i malumori non mancano nonostante Ignazio La Russa provi a stemperare le punte più aspre. Parallelamente iniziano una serie di ambasciate tra una sala e l’altra - protagonisti Italo Bocchino e Carmelo Briguglio - per concordare una risposta comune nel caso in cui Fini, nella replica, spinga nuovamente sull’acceleratore. A quel punto i «colonnelli» escono dal conclave e si ritrovano attorno a un tavolino del bar. Un mini-vertice che alla fine non produce la «mediazione», Destra sociale voterà contro la fiducia a Fini.
Intanto nella sala di Destra Protagonista inizia un fitto lavorio con gli sherpa delle due correnti che lavorano fianco a fianco. Alla fine ne esce un testo apparentemente morbido in cui si ribadisce la necessità di rilanciare l’identità di An. Ma è nell’ultimo capoverso che si insinua l’insidia per il leader: nel punto in cui si impegna il partito a individuare i candidati per le prossime elezioni «secondo le modalità previste dallo Statuto». Ossia nella Direzione nazionale. Un modo per distribuire le carte del potere piuttosto che lasciarle tutte nelle mani di Fini. Saranno dunque quattro i documenti che potrebbero essere posti in votazione: la relazione del presidente, il documento Alemanno-Mantovano, quello di Destra Protagonista, e poi questo ordine del giorno. Ma se Fini, durante la sua replica, recepisse l’odg, allora la partita del dissenso potrebbe essere chiusa e il voto sulle mozioni distinte potrebbe diventare superfluo. Una scappatoia onorevole per evitare di frantumare il partito e ribadire una fiducia «condizionata» al leader.