Quella cortina di ferro che frena le adozioni

Federica Artina

Le storie di genitori che prendono in adozione un bambino sono molte, tutte diverse tra loro. Perchè sono storie di famiglie che si formano, e perchè ogni bimbo arriva con una propria dolorosa esperienza alle spalle. Ecco perchè i genitori adottivi vengono sottoposti a una serie di colloqui di verifica che deve legittimarli all’adozione. La stessa formula da presentare al Tribunale si è modificata da «domanda di adozione» a «dichiarazione di disponibilità» di una coppia all’adozione. Senza contare che in caso di adozione internazionale i giudici si fanno garanti rispetto allo Stato di provenienza del minore, e quindi la scelta della famiglia di destinazione dev’essere più che oculata. Ultimamente poi le difficoltà all’estero, soprattutto nei Paesi non firmatari della convenzione dell’Aja, sono aumentate soprattutto dopo alcuni fatti di cronaca delle ultime settimane. E sono aumentate soprattutto nei Paesi statisticamente preferiti dalle coppie italiane: quelli dell’Est europeo. La Russia, per esempio, ha promesso un giro di vite nella concessione dei permessi di espatrio per i bambini adottati dopo che Peggy Sue Hilt, una madre adottiva statunitense, ha picchiato a morte la piccola Nina, due anni e mezzo, presa in un orfanotrofio siberiano nel gennaio 2004. Il governo di Mosca ha perciò deciso di introdurre una normativa più dura riguardo le adozioni da parte di stranieri, introducendo programmi obbligatori di addestramento e test psicologici per gli aspiranti genitori. E vittima di questo pregiudizio sono rimasti anche i coniugi Fiori, partiti dalla Sardegna per portare a casa con sè il piccolo Kirill e bloccati alla dogana per presunte violenze sul bambino, poi rivelatesi false.
Anche Romania e Bulgaria hanno deciso di bloccare momentaneamente le adozioni: il vicepremier Fini, in visita lo scorso mese di giugno a Bucarest, ha promesso di cercare una soluzione al problema della sospensione delle adozioni in atto dal 2004, con 22 famiglie italiane già abbinate al loro bambino che non possono procedere con la pratica. Già in via di soluzione, invece, la questione bielorussa: Maria Burani Procaccini, presidente della Commissione parlamentare per l’infanzia, ha annunciato che entro la fine di settembre una delegazione si recherà in Bielorussia, d’accordo con le autorità locali, per superare le difficoltà sorte recentemente sulle adozioni internazionali. «Vogliamo fare quanto è possibile - ha spiegato la presidentessa - per consentire alle famiglie ed ai bambini in attesa di superare le difficoltà esistenti per poter finalmente coronare il loro sogno di opportunità ed amore».
Una selva intricata di difficoltà burocratiche e sottili equilibri che spesso i genitori non riescono a comprendere, ma che sono essenziali per un corretto abbinamento tra bambino e famiglia. Un disagio che gli stessi genitori poi, con il tempo, arrivano a comprendere: sui forum on line si legge di coppie respinte una prima volta dal Tribunale e poi resosi conto della loro scarsa preparazione, oppure di potenziali adottanti che solo dopo essersi confrontati con altri genitori hanno guadagnato consapevolezza e motivazione della loro scelta.
(2.Continua)