Quella crisi con il Quirinale

da Roma

Ora tutti nella maggioranza prendono le distanze dall’«emendamento Fuda» sulla prescrizione dei reati contabili. Una norma che era uscita dalla Finanziaria e poi ricomparsa misteriosamente nel maxi-emendamento del governo, contenuta al comma 1343. Per poi essere definitivamente cancellata con un decreto dal Consiglio dei ministri del 27 dicembre. L’emendamento, che era stato proposto dal senatore Pietro Fuda e controfirmato da sei senatori dell’Ulivo, modificava la legge 20 del 1994 («giurisdizione e controllo sulla Corte dei conti»), stabilendo che i tempi di prescrizione per il risarcimento del danno in caso di illeciti amministrativi, scattassero non da quando «si è verificato il fatto dannoso», ma da quando «è stata realizzata la condotta produttiva di danno». Se la norma fosse stata approvata, i tempi di prescrizione, fissati in cinque anni, sarebbero stati ridotti notevolmente, causando secondo la Corte dei conti «l’estinzione della maggior parte dei procedimenti di responsabilità amministrativa». Si sarebbe cioè verificato, ha affermato il presidente della Repubblica Napolitano, «un grave danno all’erario».
Il capo dello Stato aveva infatti minacciato di non firmare la legge se la norma non fosse stata cancellata.