Quella cronaca del disastro col microfono a pelo d’acqua

Di quel gesto, in seguito, Vasco Pratolini scrisse che era riuscito a elevare a dignità di notizia il rumore. Lui, Marcello Giannini, storico giornalista della Rai di Firenze, in quel momento pensò solo che tutta l'Italia doveva sapere, doveva rendersi conto: durante la diretta delle 14.30, smise di parlare, aprì la finestra e mise il microfono vicino all'acqua con un gesto che è entrato nella storia. Era il 4 novembre 1966, l'Arno scorreva impetuoso sotto le finestre del centro di Firenze. Giannini diventò la «voce» dell'alluvione. «Dissi: “Qui è Firenze” - racconta oggi Giannini - per andare dalla stazione al Duomo c'è una strada che ora è tutta invasa dall'acqua, l'Arno si è riversato in quella strada.
Cercavo di descrivere quello che vedevo ma temevo che gli ascoltatori del «Gazzettino» non capissero fino in fondo. Così, in un impeto di rabbia, istintivo, aprii la finestra e misi il microfono a pelo d'acqua». Quel rumore Giannini se lo ricorda ancora oggi. E anche quello che vedeva. «C'era un frastuono enorme, il fiume tracimato rimbombava come una cascata. E tutto intorno silenzio assoluto, era buio come se fosse sera. Vedevo un pullman vuoto che andava via con l'acqua, acqua che usciva dai negozi, turisti all'ultimo piano di un hotel con un cartello dove c'era scritto che stavano bene. Ritirai il microfono dalla finestra e conclusi: “Se qualcuno non ha ancora capito, questa è la situazione”».