Quella cultura che fa troppi capricci

E riecco il «caso» Sgarbi. I cronisti più informati sostengono che questa volta ci sarà il divorzio tra la Moratti e il capriccioso e irriverente assessore alla cultura. Motivo: una nuova mostra erotica, che il Sindaco, ovviamente, non approva. La Moratti è delusa: «Mi aspettavo di più - ha dichiarato - dall’offerta culturale di Milano».
Qualche ragione in effetti il Sindaco ce l’ha. Però, attenzione, perdere Sgarbi significa perdere un po’ di intelligenza e cultura, che scarseggiano. A Sgarbi va detto che sarebbe finalmente ora che egli usasse intelligenza e cultura con minore cinismo e impudenza.
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Ricevo: «Caro Sterpa, lei si dice spesso laico. Mi dica ora: approva o no il maxischermo in piazza Duomo per l’Angelus di Benedetto XVI?». La lettera non è firmata, ma rispondo con la solita franchezza: «E perché no? Piazza Duomo è soprattutto un arengo per manifestazioni religiose. Essere laici non vuol dire essere anticlericali, ma avvicinarsi ai problemi col metodo e l’umiltà del dubbio, non con l’arroganza e la pretese di possedere tutta la verità. Il laicismo esasperato è esso stesso dogmatismo bigotto, il contrario cioè della tolleranza ch’è propria del laico, la cui fede di fondo è la ragione».
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Domani riapre il Savini. Speriamo che sia all’altezza della sua tradizione. Ci sono storia e cultura di Milano in quel ristorante.