Quella «cupola» di fedelissimi soggiogata con i riti esoterici

Tra di loro si chiamavano «cabanini», ispirandosi al nomignolo del religioso

da Roma

L’arresto di Don Marco spacca Pomezia. Lo stupore si mescola ai tanti «lo sapevo» dei frequentatori della parrocchia. In questura le bocche rimangono cucite, anche se ieri sono trapelate alcune indiscrezioni sull’inchiesta. Le indagini sono partite un anno e mezzo fa, dopo la denuncia di una psicologa agli uomini della IV Sezione della Squadra mobile romana di alcuni episodi di violenze sessuali a carico di minori. Dopo alcuni accertamenti la verità intorno al sacerdote comincia a emergere, e la conferma arriva con gli interrogatori di una quindicina di ragazzini. Ma è un adulto (lo chiameremo Giovanni) che squarcia definitivamente il velo. Giovanni racconta agli agenti dell’Ufficio Minori 10 anni di violenze sessuali, iniziate quanto il giovane aveva 12 anni. Il racconto è doloroso e ricco di particolari: «Sono stato iniziato al sesso da lui», ha confessato. Le prove schiaccianti a carico di Don Marco, detto il Cabana, trovano conferma anche nelle ammissioni del gruppo di ragazzini, i «cabanini» come amavano chiamarsi tra di loro. E all’interno dei «cabanini» c’era un gruppo ristrettissimo di fedelissimi, che si faceva chiamare «cupola». Proprio uno dei fedelissimi avrebbe dato agli inquirenti gli elementi chiave per incastrare don Marco.
È infatti proprio in questa fase dell’inchiesta che emergono altri particolari. Don Marco aveva convinto ognuno di loro a mettersi contro gli altri, attraverso un vero e proprio lavaggio del cervello per annullare le volontà dei ragazzini, per terrorizzarli e soggiogarli al suo volere. Tra i ragazzini qualcuno ha parlato anche di riti esoterici, liturgie che agli occhi dei bambini diventavano vere e proprie iniziazioni sataniche.
Un condizionamento psicologico che ha portato molti di loro ad allontanarsi dalla famiglia. Don Marco era una specie di guru, un maestro da amare. Il loro rapporto era un segreto inconfessabile e inviolabile. Tanto che, messi alle strette, molti dei ragazzi hanno continuato a difenderlo, contro tutto e contro tutti. Anche quando hanno scoperto che in realtà Don Marco li aveva ingannati, convincendoli che i rapporti sessuali che aveva con loro, tutti rigorosamente individuali, erano «esclusivi».
La storia degli abusi di don Marco inizia 20 anni fa, quanto viene assegnato a Torvaianica come assistente spirituale degli scout dal suo ordine, gli Oblati, del quale è stato anche presidente provinciale. L’associazione cattolica, però, ha durata breve. Don Marco riesce a farla chiudere, e ne fonda un’altra, chiamata «Ragazzi nuovi». In pochi anni gli iscritti arrivano a 1.500. Già allora il sacerdote, giovane seminarista della parrocchia San Francesco di Sales, si faceva notare per l’attitudine a coinvolgere persone. Nessuno ancora aveva scoperto il suo vero volto, quello dell’orco che destinava attenzioni troppo intime ai bambini. Sempre e soltanto ai maschietti. Da qui lo stupore di genitori e frequentatori della parrocchia. Inevitabile che ora in molti difendano quel sacerdote, anche a dispetto delle voci che circolavano fin dal 2002.