Quella disputa infinita con Gallo e la papaya consigliata al Papa

Per mettere pace tra Montagnier e il suo alter ego americano, intervennero Reagan e Chirac. Il giallo dell’estratto blocca-Parkinson

da Stoccolma

C’era un convitato di pietra a Stoccolma, dove è stato assegnato il Nobel per la Medicina. Due dei tre premiati, Montagnier e la sua antica assistente Barré Sinoussi, sono infatti stati celebrati per aver scoperto il virus del’Aids. Ma il co-scopritore, l’americano Robert Gallo, che tra l’altro inventò il nome Hiv, è rimasto a bocca asciutta. «Meritava anche Gallo», ha commentato l’immunologo Ferdinando Aiuti. E Willy Rozenbaum, uno dei protagonisti dell’avventura che nel 1983 portò gli scienziati francesi a isolare il virus, oggi direttore del Consiglio Nazionale francese sull’Aids, ha ammesso all’agenzia France Presse di «provare un po’ di vergogna» per l’assenza di alcuni protagonisti nella lotta all’Aids tra i premiati, con in testa proprio Gallo. Lo sforzo di individuare il virus, ha detto Rozenbaum, è stato collettivo. Al di là delle violente polemiche su chi fosse stato il primo scopritore, pari solo alla querelle tra Bell e Meucci per l’invenzione del telefono e che furono superate addirittura da un accordo Chirac-Reagan, è indubbia l’importanza di Gallo: «Fu un lavoro di squadra - ricorda Rozenbaum - e se si toglie un pezzo del puzzle, non rimane niente». Anche perché nel frattempo i rapporti tra il francese e l’americano si sono appianati, e i due hanno anche collaborato e co-firmato diversi articoli scientifici. Ma la ferita è riaperta: basta leggere la replica stizzita del Karolinska Institute, che assegna i Premi: «Abbiamo dato il Nobel per la scoperta del virus - ha sottolineato Hans Joernvall, segretario dell’Accademia svedese -. E i due ai quali abbiamo dato il premio, Françoise Barré Sinoussi e Luc Montagnier, sono quelli che hanno scoperto il virus». Pur riconoscendo che l’americano ha «prodotto numerosi altri lavori» nel settore, Joernvall ha chiuso la questione sostenendo che oggi Gallo e i due scienziati francesi sono «d’accordo sul fatto che la scoperta è stata fatta a Parigi».
La disputa fra Montagnier e Gallo passerà comunque alla storia come uno dei gialli più avvincenti nella storia delle scoperte scientifiche. Tutto iniziò quando Montagnier fu chiamato nel 1982 all'Hopital Bichat di Parigi, per aiutare a capire, da virologo, quale agente potesse essere responsabile di una nuova sindrome che mieteva vittime soprattutto negli ambienti gay e tra i tossicodipendenti. Un anno dopo, attraverso una biopsia al linfonodo di un paziente il gruppo di ricercatori guidato da Montagnier scoprì il virus, che fu chiamato Lav (virus associato a linfoadenopatia). Una scoperta confermata l'anno dopo da un team americano guidato da Robert Gallo, che «riscoprì» il virus battezzandolo Hiv. Ne nacque una disputa molto aspra tra i due gruppi di ricerca. La polemica non si fermò al campo scientifico: i francesi citarono addirittura in giudizio l'Istituto americano della Sanità: in ballo c'era il possibile sfruttamento commerciale della scoperta. Alla fine, furono Chirac e Reagan, nel 1987, a firmare la «pace dell'Aids»: le royalties sarebbero state divise a metà tra i due ricercatori, che avrebbero meritato entrambi il titolo di «scopritore dell'Aids». I due studiosi - ormai ex contendenti - hanno oggi superato ogni dissapore e da alcuni anni lavorano insieme al progetto di un vaccino contro l'Hiv, destinato soprattutto a fermare la malattia in Africa. Ma la carriera di Montagnier non si ferma all'Aids: ha studiato i meccanismi biochimici che portano al cancro, e si è occupato di malattie generative. Fu lui a consigliare a Giovanni Paolo II l'estratto secco di papaia fermentata contro il Parkinson. Ma il «nemico» di una vita sono i virus: «Infinitesimali - disse una volta Montagnier - sono in grado di invadere un corpo e modificarlo. Un potere davvero enorme che non è ancora stato compreso totalmente e continua a intrigarmi».
Quando si dice, il fascino della ricerca scientifica.