Ma quella domanda è sempre valida

Mi tengo le valutazioni personali in quanto tali e passo alle affermazioni che sarebbero sbagliate.
1) Non ho mai scritto che il presidente Binaghi abbia pronunciato la suddetta frase: la parola d’ordine si evince dal rapporto con stampa e avversari politici. Il termine «lotta di potere» si riferiva alle reazioni smodate alle critiche. E valgono anche quelle sui blog, dove proprio il Direttore della comunicazione ha fatto la conta con nome e cognome di giornalisti amici e nemici. Per levare ogni dubbio: il mio non era in nessuna delle due categorie.
2) Il viavai di tecnici? Ad esempio Riccardo Piatti, uno dei nostri coach più noti nel mondo, nominato responsabile della Programmazione olimpica (ma cosa c’è da programmare nel tennis?) e che ora ha lasciato a Olimpiadi ancora lontane. E riguardo il «confuso» citerei ad esempio di quel tecnico federale che un anno fa parlò di Fabbiano dicendo «non è dei nostri». Ora, meno male, Fabbiano è «dei nostri» e quel tecnico non c’è più.
3) Prendo atto, e sono contento di essermi sbagliato, che l’incentivo erogato a Miccini sarà di 30.000 euro. Toglierei solo le virgolette a talento per uno che l’accademia di Nick Bollettieri alleva con occhio di riguardo da quando aveva 12 anni.
Per il resto: quando si perde in Coppa Davis il movimento si misura con i grandi tornei, quando si vince la Fed Cup (successo che non sminuisco affatto, anzi) siamo campioni del mondo, quando si esce al primo turno nei tornei del Grande Slam bisogna valutare il «movimento complessivo». Non si nega che dal 2001 a oggi siano stati fatti progressi, ma visto che prima c’erano solo macerie nessuno ha ancora risposto sul perché l’autore di quella demolizione, l’ex presidente Galgani, sia ora presidente onorario della Fit, nomina avuta durante l’attuale gestione.
In definitiva, la domanda resta: perché l’Italia non può avere un tennista come Djokovic? Ospiteremo ben volentieri la risposta del presidente Binaghi.