Quella faccia un po’ così dei portoghesi che mangiano e non pagano il conto

di Ferruccio Repetti

Entrano, generalmente senza prenotazione. Lui quasi sempre di mezza età, lei un po’ più giovane, e talvolta anche molto più giovane. Si direbbe: distinti. Sì, ecco: distinti. Abiti eleganti, anche se non sfarzosi. Le scarpe dell’uomo non hanno neanche il tacco consumato, il viso della donna ha solo un’ombra leggera di trucco. Solo la scia di profumo, troppo penetrante, tradisce il fatto che lo stile è tutt’altra faccenda.
Il ristoratore non fa caso se sono scesi da una fuoriserie o dal taxi, se sono venuti a piedi o in bus. Per lui sono nuovi amici, visto che hanno scelto proprio quel locale, il suo, e ora si accomodano al tavolo ricambiando il sorriso ossequioso del cameriere.
Eppure, quei due fanno parte, almeno sembra certificato ormai, di una categoria. Una categoria specifica di clienti: quelli che mangiano e non pagano.
Una categoria in espansione. Lo racconta, con molto pudore, Antonio Morelli, che conduce con raffinata sapienza e passione, assieme alla bravissima Laura, «Le Perlage», cucina d’autore a due passi dalla Fiera del Mare.
I fatti, che si ripetono con sempre maggiore frequenza: i due clienti danno un’occhiata al menù, ma più spesso si fanno orientare nella scelta per quanto riguarda i piatti e la carta dei vini. Infine si decidono, e indicano le ricette più elaborate, con gli ingredienti di prima scelta. Che, per Le Perlage, significano, ad esempio, il grande antipasto crudo di pesce, crostacei e molluschi, i gamberi di Santa Margherita crudi in salsa di arancio, (...)