Quella falsa congiura laicista per coprire la verità su Boffo

di Diana Alfieri

Aveva detto bene Vittorio Feltri, direttore del Giornale, nel giorno delle dimissioni di Dino Boffo dalla direzione di Avvenire: «Sono affari interni alla Chiesa». E infatti tra i contraccolpi tardivi del caso Boffo, il più rilevante sembra essere lo stato di autointossicazione acuta che si sta producendo nel mondo cattolico. Nell’approccio alle conseguenze dello scandalo s’era notato fin da subito un diverso atteggiamento fra i due poteri della Chiesa: la Segreteria di Stato vaticana da una parte e la Conferenza episcopale italiana dall’altra. A questa spaccatura si sono date svariate interpretazioni. Tutti i giornali laici hanno cercato di leggervi motivazioni squisitamente politiche: la ragione per cui Boffo sarebbe stato smascherato per i suoi poco onorevoli trascorsi giudiziari sarebbe da ascriversi ai ripetuti attacchi sferrati da Avvenire ai comportamenti privati del premier e alla politica di rigore del governo sull’immigrazione. Come se il nodo da affrontare fosse quello dei rapporti fra la Santa sede e Palazzo Chigi. Invece la questione sollevata dal Giornale aveva tutt’altro aspetto, e certo non secondario per i credenti: l’idoneità morale - qui non si discute quella professionale - del direttore di Avvenire a rappresentare il mondo cattolico. Una faccenda ben più scottante, per chi frequenta i sacramenti, che non le notti allegre di Silvio Berlusconi.
Non stupisce che i giornali della sinistra abbiano scritto che dalle sorti di Boffo sarebbero dipese quelle del rapporto fra la Chiesa e il governo Berlusconi: nel nostro Paese si tende a dare una lettura politica a qualsiasi fatto, immiserendo ogni vicenda a un referendum pro o contro il Cavaliere. Lascia invece sbalorditi che a dilettarsi in questo sport nazionale siano stati giornali di area cattolica o del centrodestra. Il primo a riprendere la fantomatica ricostruzione di una congiura anti Pdl a favore di un grande centro che comprenderebbe anche Gianfranco Fini è stato Libero. Sfruttando notizie risapute ai più, e comunque non certo segrete, a cominciare dalla conoscenza personale che lega il direttore dell’Osservatore Romano, Giovanni Maria Vian, a Ernesto Galli della Loggia e all’ex direttore del Corriere della Sera, Paolo Mieli, il quotidiano ha proposto con successo (è stato ripreso lunedì dal Foglio di Giuliano Ferrara) uno scenario di congiura laicista contro la Chiesa. Ne ha fatto le spese anche la storica Lucetta Scaraffia, colpevole d’essere moglie di Galli della Loggia nonché collaboratrice tanto dell’Osservatore quanto del Corriere, bersagliata per un articolo giudicato da Libero addirittura antipapista (dimenticando, però, che la presunta nemica di Giovanni Paolo II citava a favore del suo ragionamento un’enciclica del Papa polacco, l’Evangelium Vitae).
L’assurda ricostruzione è stata prontamente ripresa il giorno dopo da Avvenire e poi dal sito del vaticanista dell’Espresso, Sandro Magister, notoriamente molto vicino al cardinale Camillo Ruini. «Un dato certo è che alcuni circoli cattolici, assecondati da prelati, mostrano un febbrile interesse a che prenda vita in Italia una nuova formazione politica di centro, nella quale i cattolici e la Chiesa possano trovarsi “di casa”. Questo interesse appare acuito dopo la tempesta che ha investito Avvenire, con le dimissioni del suo direttore Dino Boffo», ha suggerito Magister nel suo blog.
Se non che l’insistenza dei media cattolici vicini a Ruini nell’avvalorare la cervellotica congettura cozza contro alcuni dati di fatto che smontano la tesi del complotto. Fra questi, la scarsa simpatia che corre fra Vian e Fini, rivelata mesi fa dalla durezza con cui il direttore dell’Osservatore ha risposto alle insinuazioni del presidente della Camera sulle presunte colpe della Chiesa nella Shoah. Fini si sarà anche completamente ripulito dal suo ingombrante passato, ma si dà il caso che lo zio di Vian, Ignazio, sia stato uno dei più illustri eroi della Resistenza.
L’inconsistenza dello scenario di congiura prospettato da chi tenta di buttare lo scandalo in politica nella speranza di salvare la faccia a Boffo e ai suoi santi protettori fa il paio con la strategia diversiva applicata da chi a suo tempo volle mantenere il direttore di Avvenire alla direzione dell’intera galassia dei media cattolici nonostante fosse a conoscenza delle molestie a sfondo sessuale sanzionate dal giudice di Terni: se è tutto un gioco politico, nessuno si chiederà se la denuncia del Giornale è vera e se le gerarchie della Cei hanno peccato di poca prudenza, o di eccessiva indulgenza, mettendo a repentaglio l’immagine della Chiesa agli occhi degli stessi fedeli.
Le parole pronunciate da Benedetto XVI domenica scorsa all’Angelus sono cadute su questo scenario - che si potrebbe definire, dal punto di vista cristiano, miserabile - come una sciabolata di luce che ne cambia completamente la prospettiva: «Mi piace citare uno scritto di San Giovanni Crisostomo, uno dei grandi Padri della Chiesa», ha detto il Papa. «Uno può anche avere una retta fede nel Padre e nel Figlio, così come nello Spirito Santo, ma se non ha una retta vita, la sua fede non gli servirà per la salvezza. Quando dunque leggi nel Vangelo: “Questa è la vita eterna: che conoscano te, l’unico vero Dio”, non pensare che questo verso basti a salvarci: sono necessari una vita e un comportamento purissimi». E alla fine, affidandosi alla Madonna: «Impariamo da lei a testimoniare la nostra fede con una vita di umile servizio, pronti a pagare di persona per rimanere fedeli al Vangelo della carità e della verità». Purezza e verità. Più chiaro di così...
Continuando a prospettare retroscena politici inesistenti, certi cattolici lasciano cadere nel vuoto le parole del pontefice, non le ascoltano, non pensano d’essere chiamati a rispondere sul piano alto da lui proposto come l’unico su cui la Chiesa deve affrontare questa crisi. Anzi, abbassando il livello della discussione, sembrano ansiosi soprattutto di sfuggire all’obbligo di affrontare il nodo vero della questione, cioè quello della verità sul caso Boffo. E, quando si nega la verità, la si occulta, poi è facile costruire e avvalorare false versioni, ricostruzioni rocambolesche, cioè continuare nella menzogna. Proprio quello che il Papa ha chiesto di non fare.