Quella fede intelligente

Gli ultimi cento anni di cultura cattolica a Milano, il patrimonio inestimabile di biblioteche di rilievo mondiale come l’Ambrosiana, l’impegno politico dei cattolici con il CLN nella Milano del 1945, l’Opera Cardinal Ferrari e la stampa attiva nella diffusione dei valori cristiani legati profondamente alla vita industriale e culturale della metropoli, i grandi intellettuali e scrittori come Clemente Rebora, Davide Maria Turoldo, Luigi Santucci: un saggio che si sia occupato di un tema tanto affascinante quanto vasto come questo non esiste ancora ed è un peccato. Ma intanto i Frati Minori Cappuccini e l’Opera di San Francesco per i Poveri, insieme al Centro di Ricerca Letteratura e Cultura dell'Italia Unita, all’Archivio della Letteratura Cattolica e all’Università Cattolica del Sacro Cuore hanno pensato ad un convegno, che oggi celebrerà la presenza culturale cattolica nella città a Palazzo Kramer (Via Kramer 5, ore 9.30-18, ingresso libero).
«Esiste una trasversalità di caratteristiche nelle figure di cattolici che sono state protagoniste a Milano dal 1908 ad oggi» ci spiega Giuseppe Lupo, scrittore, saggista e docente di Letteratura Contemporanea all’Università Cattolica, che chiuderà il convegno con una relazione su «L’inquietudine religiosa in Giovanni Testori». «I milanesi hanno quasi sempre espresso una religiosità legata all'intelligenza, alla razionalità. Possiamo partire da un nome antecedente agli anni presi in esame dal convegno, cioè Alessandro Manzoni, che si convertì pienamente ma non abbandonò mai lo sguardo laico. Poi due illustri cardinali della città come Monti e Martini, tipiche espressioni di un cattolicesimo razionalista: il primo venne indicato spesso come "Papa del dubbio", del secondo consiglio la lettura di verso Gerusalemme: un addio alla città commosso ma vivissimo, che si inserisce appunto in questo solco di meditazione. Per arrivare ai giorni nostri con uno scrittore come Raffaele Crovi, che si definiva un "cristiano", non certo perché ricusasse il cattolicesimo, ma perché la sua idea di fede voleva contenere in sé anche lo sguardo laico».
Tra le caratteristiche trasversali dei milanesi legati alla cultura cattolica vi sono anche la capacità di essere stati per primi vicini all'Europa - lo dimostra una rivista come "L’uomo", vissuta due soli anni, ma pienissimi di stimoli, fondata, sull'onda filosofica ispirata da Maritain e Mounier, nell’Università Cattolica da Gustavo Bontadini e Mario Apollonio e che aveva tra i collaboratori Padre Turoldo e Luigi Santucci - e la dimensione della conversione: Alessandro Manzoni per primo, poi Clemente Rebora e infine Giovanni Testori sono cattolici che hanno attraversato l'inquietudine dell'ateismo prima di abbracciare la fede.
«A partire da un testo che non appartiene al perimetro del Testori convertito cioè cattolico, Il dio di Roserio, del 1954 -prosegue Lupo- lo scrittore riflette sul rapporto tra l'uomo e gli altri e sull'idea di uomo-dio. Il passaggio verso la fede, intorno agli anni Settanta, sarà molto brusco e significherà l’abbandono della narrativa per il teatro e la poesia. Tutte le opere, tuttavia, hanno come palcoscenico una città che, anche in quanto cattolico, Testori non sopportava più: cementificata, spersonalizzante, disumanizzata. È nelle periferie del nord della città, come Affori o la Bovisa descritte da Testori, che troviamo i germi di quella perdita, oggi marcata, di un mondo milanese primitivo e ingenuo, che passava dalla civiltà contadina preindustriale alla metropoli di oggi».
Tra gli altri relatori del convegno, Monsignor Pier Francesco Fumagalli, vice prefetto dell'Ambrosiana, Padre Maurizio Annoni, dell'Opera di San Francesco e molti docenti dell'Università Cattolica come Giuseppe Langella, Angelo Bianchi, Guglielmina Rogante, Enrico Elli.