Quella fiaba musicale tra archi e ottoni

Il Teatro Amilcare Ponchielli di Cremona intitola «Archinritmo» una serie di recital primaverili che costituiscono un festival con una coerenza precisa: quella di accostare, come dice il nome, strumenti ad arco e strumenti sostenuti da ritmi espliciti, quali ad esempio gli ottoni del jazz. Ne risultano interessanti proposte «crossover», tipiche della migliore musica di oggi e di domani, come il gruppo del trombettista Paolo Fresu insieme con il classico quartetto d’archi Alborada. Il concerto più spettacolare ha luogo questa sera alle 21. Arriva l’eccellente orchestra d’archi bergamasca intitolata al pittore rinascimentale Enea Salmeggia (Bergamo 1558-1626), il cui primattore è il clarinettista, claronista e sassofonista Gianluigi Trovesi, senza dimenticare altri pregevoli jazzisti come Emilio Soana tromba, Andrea Dulbecco vibrafono, Sandro Masazza contrabbasso, Vittorio Marinoni batteria e Stefano Bertoli percussioni. Poi, naturalmente, ci sono violini, viole e violoncelli di pregio e - last not least - il direttore e violino solista Stefano Montanari, coadiuvato dal direttore artistico Gianni Bergamelli. Il programma è basato su uno dei migliori cd registrati e pubblicati in Italia («Around Small Fairy Tales», Soulnote 1998) il cui protagonista è appunto Trovesi con l’Orchestra Salmeggia. Gli otto episodi del disco recano le firme di Trovesi (cinque), l’apertura è di un Anonimo Napoletano, un brano è di Bergamelli e un altro di Bruno Tommaso. Gianluigi Trovesi parla volentieri delle sue «Cinque Piccole Fiabe» e quindi del concerto di questa sera. «Quel cd - dice - è stato per me la realizzazione di un progetto importante e il riassunto, allora e oggi, della mia storia personale, da quando poco più che bambino suonavo il clarinetto in una banda e poi sono approdato al diploma, all’interesse per la musica antica, al jazz e alle composizioni-esecuzioni di sintesi». Ma perché l’orchestra d’archi porta il nome di un pittore, anziché di un compositore come sarebbe più logico? Risponde ridendo: «Perché Salmeggia ed io siamo compaesani. Tutti e due siamo nati in realtà nell’immediato hinterland di Bergamo, a Nembro, dove comincia la valle Seriana». Riflette un poco e aggiunge: «Adesso il mio lavoro mi porta a girare il mondo, ma resto legato alla mia terra e ci torno appena posso. Lo si nota anche nella mia musica, anche in queste “Cinque Piccole Fiabe”. C’è un Anonimo Napoletano, è vero, e c’è un giro di bassi della Folìa che era una danza di origine ispano-portoghese. Ma alcuni hanno capito che i miei riferimenti alla musica accademica vanno nella direzione della musica lombarda, dalla Frottola fino alla Sonata a tre del Seicento».