Quella focaccia alla ligure sfornata dietro le sbarre

Questa volta il detto «pane e acqua», leggendaria dieta affibbiata ai galeotti, pende a favore del primo. Al carcere di Marassi, infatti, da un anno è attivo un panificio che occupa 8 detenuti. Ne parla Pietro Civello, presidente della cooperativa «Tara» che si occupa di avviamento al lavoro e assistenza alle persone disagiate. «L’iniziativa - racconta - è stata avviata d’intesa con il direttore della casa di pena, Salvatore Mazzeo. Abbiamo pensato ad un panificio perché è un lavoro che occupa tutti i giorni e dà prospettive sicure di occupazione per chi sta scontando una pena in carcere e non sempre trova un posto di lavoro quando esce». Così Civello, con l’assistenza della direzione carceraria e dei soci della cooperativa, «uno è un panificatore», apre «Italforno» un pastificio dietro le sbarre che all’esterno ha subito incontrato il gradimento di rivendite e catene di distribuzione. Ogni giorno dai forni di Marassi vengono sfornati 200 chilogrammi di pagnotte e altrettanti di pizza e focaccia ligure, tutti prodotti con farine e olio extravergine di prima qualità. I prezzi sono quelli di mercato all’ingrosso: il pane va alla grande distribuzione attorno a 1,65 euro. Riferisce, anche ai microfoni di Franca Brignola su Telegonova Civello: «I detenuti sono molto contenti di questo impiego. Percepiscono uno stipendio attorno ai mille euro e, cosa più importante, una volta scontata la pena e rimessi in libertà, hanno molte possibilità di trovare un lavoro stabile. Del resto - aggiunge il responsabile della coop Tara - secondo i dati del ministero il 75 per cento degli ex detenuti che trovano lavoro a fine pena non tornano a delinquere». Tra gli 8 nuovi panificatori ce n’è uno che tornerà libero tra 4 mesi e ha già un contratto per andare a lavorare in un forno cittadino. «Segno che il lavoro onesto paga sempre» sentenzia Civello che ha già in mente un nuovo progetto quello di aprire «sempre con l’autorizzazione della direzione carceraria», una torrefazione. «Perché anche il caffè - spiega Civello - ha un gran mercato e per i detenuti che stanno cercando un lavoro diventare esperto in tostatura potrebbe essere una seconda chance da prendere al volo».