Quella frase in dialetto non era offensiva

Sono la professoressa Bullo, l’insegnante di inglese di Taglio di Po da Lei citata in un suo articolo del 17 dicembre. Lo sapete che ogni notizia pubblicata va prima verificata? Insegno da quasi 30 anni con amore e dedizione. Può una frase male interpretata infangare la dignità mia e del mio Istituto? Perché il giornalista non ha pensato di verificare se quanto detto da una mamma anonima corrispondeva a verità prima di pubblicare nome e cognome di una insegnante e dell’Istituto di appartenenza? Non so quanta strada abbia fatto ma non credo ne farà molta se questo è il suo modo di operare. Detto questo, se interessa, ripeto la frase da me detta nel mio dialetto chioggiotto (che uso talvolta per sdrammatizzare certe situazioni): «i ga fato poco, i podeva farghe pexo», che tradotto significa: «non gli è successo niente di grave, potevano veramente fargli male». Tutto qui. Contatterò il suo Direttore tramite il mio avvocato per conoscere il nome del genitore che ha riportato le frasi da Lei pubblicate poiché intendo procedere per vie legali. Per il momento attendo le Sue pubbliche scuse.

marialuisabullo@gmail.com

Gentile professoressa Bullo, la frase che mi è stata riferita («Massa poco queo che gà fato, ghe doveva fare de pezo») è pressoché uguale a quella che lei trascrive. E anche «i podeva farghe pexo» («potevano fargli peggio») è una frase equivoca. Lei la interpreta a modo suo, i ragazzini di scuola media a modo loro. Cordialmente.
SF