Quella «fronda» che arriva tardi e non va lontano

Con la prossima assemblea delle Generali del 26 aprile non cambierà nulla. Ormai è questa la certezza diffusa tra i soci di Mediobanca, primo azionista della compagnia con il 15%: il vertice del gruppo rimane quello che è fino alla sua scadenza naturale del 2010. Le «fronde», sia quelle nascoste nel cda, sia quelle rumorose dei fondi attivisti, hanno poco fiato per soffiare sul fuoco. Per questo l’iniziativa di Templeton appare come un’azione di disturbo monca, che non sembra avere la forza di arrivare molto in alto: si ferma subito, di fronte al management della compagnia, che ora più che mai si può permettere di esporre i numeri che gli danno ragione. La crisi finanziaria innescata dai subprime eleva Generali al rango del miglior grande gruppo assicurativo d’Europa: dal luglio scorso la capitalizzazione è rimasta a 40 miliardi. Nello stesso periodo quella di Axa ha ceduto il 20% da 59 a 47 miliardi, quella di Allianz il 22% da 69 a 54. L’indice stoxx di settore il 17%. Il tutto in presenza di un total return positivo (4,7% nel 2007), contro un -9% del settore. Per questo le critiche al management lasceranno il tempo che trovano, almeno per ora: la prudenza di Bernheim, Perissinotto e Balbinot ha pagato. Ed è paradossale che Templeton metta in guardia il gruppo dal fare acquisizioni proprio ora: per anni si è detto che Generali non ne faceva abbastanza. E i numeri di questi mesi le danno ragione.\