Quella fuga impossibile tra un mare di fango

Abbiamo provato a ripercorrere il tragitto fatto dai rapitori di Tommaso

nostro inviato a Parma
Percorsi soltanto i primi metri ti fermi, guardi come hai già ridotto le scarpe, scruti quello che ti aspetta poco oltre e ragionevolmente rinunci a proseguire. E non puoi fare a meno di chiederti: ma per davvero sono passati di qua? Perdipiù di notte, nel buio più assoluto e con un bambino sotto il braccio? È un'insidiosa distesa di terra smossa, di sassi e di fango, tanto fango denso e appiccicoso, il tratto di campi che separano l'abitazione della famiglia Onofri, a Casalbaroncolo, in provincia di Parma, dal cantiere dell'Alta Velocità e, pochi metri più avanti, dall'autostrada A1.
Anche a vederlo in una limpidissima mattinata di splendido sole come quella di ieri, il tormentato braccio di terra fa l'effetto di un tratturo vietnamita, pronto a strapparti le scarpe come una ventosa o a mettere seriamente a rischio l'incolumità delle caviglie. Eppure, in base alla ricostruzione dei fatti fino a ora non smentita, una volta parcheggiata l'automobile sulla corsia di emergenza i rapitori avrebbero scavalcato la recinzione, attraversato quel percorso di guerra diretti alla casa dove sarebbero entrati dopo aver fatto saltare la luce. Quindi, immobilizzati i genitori e afferrato il bambino, avrebbero fatto lo stesso tragitto in senso inverso.
Certo, nessuno mette in dubbio l'olfatto dei cani che seguendo il loro fiuto hanno «disegnato» proprio quel tracciato. Ma almeno è lecito chiedersi, allora, quale mare di impronte sarà stato ritrovato dagli uomini del Ris dei carabinieri dentro e fuori la casa che è stata il teatro del dramma iniziato alle 19,30 di giovedì scorso. Per saperlo, e per avere il quadro completo delle risultanze degli specialisti scientifici dell'Arma, bisognerà però attendere presumibilmente almeno fino a venerdì. Un arco di tempo che va a coincidere con i tre giorni di silenzio stampa imposti ieri dal pubblico ministero bolognese Lucia Musti anche a nome del procuratore aggiunto Silverio Piro e del pm di parma Pietro Erede, coordinatori delle indagini sul rapimento. «Vorremmo chiedere uno stop fino allo scadere della settimana dal momento del sequestro - ha detto la dottoressa Musti - per lavorare con tranquillità e per evitare che vengano diffuse notizie false e tendenziose e dannose per l'intensa e complessa attività investigativa in corso».
Quindi bisogna attendere. Altri tre giorni per sapere a quali conclusioni sono arrivati gli uomini in tuta bianca del colonnello Luciano Garofano dopo aver messo ordine nel mare di impronte di scarpe ritrovate (ma anche di quelle eventualmente e inspiegabilmente mancanti). Così come dalle tracce di Dna e da quelle dei polpastrelli rimaste sul nastro adesivo utilizzato per immobilizzare le vittime dell'aggressione o su qualsiasi altra superficie, grande o piccola che sia. Anche piccolissima, come per esempio lo stoppino acceso della candela che uno dei due rapitori, quello rimasto sempre silenzioso e con il volto coperto da un casco integrale, avrebbe spento con due dita.
Un gesto compiuto, stando a quanto avrebbe ricostruito per gli inquirenti Paola Onofri, nelle lunghe ore di interrogatori di questi giorni, con movenze delicate, quasi femminili, da una mano che lei ha ricordato essere decisamente piccola. Come piccola sarebbe anche una delle impronte trovate domenica mattina dalla mamma di Tommy sul pavimento impolverato della cascina rimasta vuota (il che fa supporre che qualcuno sia entrato per cercare qualcosa, magari utile o proprio necessario al bambino prigioniero).
Comunque sia questi indizi - le misure della mano e del piede, così come le movenze delicate - confermerebbero l'ipotesi in base alla quale uno dei due kidnapper potrebbe essere di sesso femminile. Ipotesi avvalorata perdipiù da un altro piccolo, quasi fuggevole, ma comunque indicativo gesto notato dalla mamma proprio nei concitati e terribili attimi del rapimento: una carezza lasciata sul capo del bambino proprio un attimo prima di sollevarlo dal seggiolone per poi portarlo via. Per quel che può contare, un gesto decisamente poco maschile.