Quella giovinezza che fugge per ritornare

Ci sono bambini che vagano come poeti camuffati per la strada, città femminilmente accosciate in attesa di anonimi visitatori, frammenti di pensieri infantili, tempi verbali che accolgono le solitudini dei soggetti. C’è soprattutto, in questa raccolta di versi di Carmelo Pistillo, la voglia di riscattarsi dal vincolo dell’architettura stilistica, dell’ordine compositivo, di qualsiasi discorso programmatico.
Il titolo, Quaderno senza righe (LietoColle, pagg. 64, euro 10) enuncia con chiarezza una condizione, più che un obiettivo. Dove quaderno indica la dimensione quotidiana che fu dello scolaro, la scansione del compito (del mestiere) di vivere, mentre senza righe è il percorso del poeta, non irreggimentato nelle griglie degli adulti, di quelli che sanno.
Come Lo scolaro di van Gogh riprodotto in copertina, Pistillo ha uno sguardo fra l’assente e l’assorto, che insegue altrove i propri pensieri, accavallantisi sotto il berretto dell’apparenza. «... Con le ciglia ancora/ si può, si deve benedire/ quel sasso tra biondi capelli/ neri, e il guscio oscuro/ di un altro compleanno». Un gesto infinitesimo, microscopico, impercettibile, basta ad allargare un orizzonte prossimo eppure ignoto, fino a un momento prima. E i versi quasi parlano a se stessi: «Su, marionette, in marcia!/ Sguainando verbo e fuoco/ uscite dalle vostre linee,/ andate a capo, andate a morte».
La giovinezza non è l’età dell’oro, bensì quella del ferro e del fuoco, e marchia sensazioni inestinguibili: «Nel rione e nelle curve delle campane/ fra bancarelle di liquirizia/ e camelie color giocattolo,/ pure i rintocchi misurano/ le resistenze metriche del silenzio». Le donne, infine, «aprono i loro legìi/ e aprendoli finalmente si graffia/ la resina indecifrabile del mondo». Una resina che inebria con il profumo e aderisce alle pareti del cuore, appiccicandogli addosso frammenti di poesia.