Quella legge fatta su misura per l’ex giudice

(...) Il libro, edito da Mondadori, 18 euro e 50 mai così ben spesi, è un viaggio nelle follie del sistema pensionistico italiano. Ad esempio, quello della Corte Costituzionale. A ogni ex giudice della Consulta (che, quando è in carica, incassa 15600 euro netti al mese per nove anni), ad esempio, assieme all’assegno è garantita un’auto con autista incorporato, solitamente adeguata al peso istituzionale: Audi, Lancia o Alfa Romeo di rango. A Genova, c’è Fernanda Contri e, ovviamente, il suo autista è distaccato nella nostra città, così come gli altri benefit automobilistici, perfettamente regolamentati: «La spesa per la custodia in garage, le riparazioni, i materiali di consumo, la tassa di circolazione, l’assicurazione obbligatoria di responsabilità civile, l’assicurazione per furto e incendio e soccorso stradale, le spese per il rinnovo e il bollo delle patenti degli autisti, olio motore e relativo filtro, candele, paraflu, acqua distillata, lampadine di scorta, spugna, piumino e pelle di daino».
Fernanda, rispetto agli altri giudici, ha anche un’altra storia. Non provenendo dalla Pubblica Amministrazione, ma dall’avvocatura (circostanza che provocò proteste a non finire dell’ex Guardasigilli Filippo Mancuso che rimproverò a Oscar Luigi Scalfaro di averla nominata senza che ne avesse i requisiti previsti dalla Costituzione e vi risparmio i tecnicismi, anche perchè l’accusa cadde con il mandato della Contri), non avrebbe avuto la pensione come gli altri. Risultato: una legge, regolarissima, prevede che i giudici costituzionali che facevano gli avvocati, e solo loro (quindi Fernanda), hanno diritto alla pensione-tipo della Consulta anche quando hanno meno di vent’anni di servizio nel Pubblico Impiego. Anzi, gliene bastano nove. Proprio come quelli della Contri alla Consulta. Risultato: 222mila euro di liquidazione e 10934 euro al mese di pensione lorda, che diventano 6463 netti.
La Contri, ex ministro degli Affari Sociali nel governo Ciampi e segretaria generale di Palazzo Chigi con Amato, è un po’ di sinistra? Mario Sossi è molto di destra, tanto da aver militato nel movimento di Alessandra Mussolini, da essersi candidato con Forza Nuova e da aver contestato donna Assunta Almirante in un convegno, rivendicando la forza del movimento di Fiore («Forza Nuova c’è e vi romperà il culo»), parola, quest’ultima, a cui il casto Giordano ha sostituito le ultime tre lettere con i puntini di sospensione. Sossi fu vittima delle Brigate Rosse e - giustamente - gode dei vantaggi fiscali che spettano alle vittime del terrorismo. Risultato: i 158mila 596 euro lordi annui di Sossi sono tali anche al netto. Risultato: 13mila 216,37 euro netti al mese di pensione, secondo la precisissima calcolatrice di Mario.
Chiudiamo con G.P., 72enne spezzino ex dipendente dell’Inps fermato dai carabinieri per un controllo di patente e libretto mentre guidava un’Ape Piaggio. Morale della favola: G.P. incassava 400 euro di pensione di invalidità mensile, e altri 800 euro di assegno di accompagnamento in quando «cieco assoluto». Per di più «cieco assoluto» dal 1977, per un totale di oltre 300mila euro di pensioni di invalidità incassate, senza ovviamente averne alcun titolo.
Proprio come il ladro acrobata fermato a Genova nel maggio di due anni fa: si arrampicava sui cornicioni, volava sui tetti e saltellava fra le ringhiere dei balconi. Era invaldo al 75 per cento, almeno per l’Inps. Si giustificò dicendo: «Avete ragione, non dovrei rubare, ma la pensione di invalidità non mi basta». «Gli hanno dato sei anni» chiosa Giordano. Senza specificare se si tratta di altri sei anni di pensioni.
Appuntamento al 23 maggio al Bristol.
(3-fine)