Quella lezioncina di "Repubblica" è solo un autogol

Su Repubblica di ieri Michele Serra tira abbondantemente in ballo il Giornale. E, bontà sua, dedica al sottoscritto una rilevante porzione del suo editoriale. Troppa grazia. Mi accusa di aver orchestrato una «violenta campagna di stampa contro Santoro», mi imputa di aver usato il terremoto per «magnificare la prestanza e la generosità del premier», obietta che la vignetta di Vauro è «ridicolmente accusata di mancanza di pietà per le vittime» e che in ogni caso il cattivo gusto non deve essere censurato. E infine chiude il sermone con una domanda sull’«informazione corretta»: «Corretta da chi? Dal direttore del Giornale?».
Le argomentazioni di Serra sono così povere e svogliate che non meritano nemmeno una confutazione. I lettori valutino da sé. È fin troppo facile controbattere che se la «campagna stampa» (cioè i nostri articoli e le lettere indignate dei lettori) è servita a fare in modo che i vertici Rai (inizialmente distratti) guardassero la trasmissione, giudicandola per quello che era e sanzionandola di conseguenza, noi ne siamo orgogliosi. È fin troppo facile constatare che non abbiamo usato il terremoto per magnificare alcunché, ma fin dal primo giorno abbiamo raccolto denunce e sollevato scandali (l’ospedale, la casa degli studenti ecc.) come la stessa redazione di Santoro sa benissimo, senza bisogno per questo di infangare i soccorritori. Ed è fin troppo facile obiettare, a proposito delle vignette di Vauro che l’uso dell’espressione «ridicolmente» appare fuori luogo quanto la cubatura delle bare. Nella circostanza, è evidente, non c’è nulla di ridicolo. Proprio nulla, purtroppo.
Serra, probabilmente, vive così vicino ai salotti chic e così lontano dalla politica da non accorgersi che quelle vignette non hanno indignato solo il direttore del Giornale o il direttore generale della Rai. Semplicemente, hanno indignato la maggior parte degli italiani. E mi rendo conto che per lui e per i suoi amici della Repubblica coi paraocchi sia difficile da capire, ma non è questione di destra o di sinistra, di berlusconiani o anti-berlusconiani. È una questione di civiltà. E di equilibrio. Gli pare strano? Ma lo sa che in Gran Bretagna un’operazione di riequilibrio è stata appena chiesta alla Bbc? Alla Bbc! Figuriamoci. Erano stati giudicati faziosi alcuni servizi sul Medio Oriente. I servizi della Bbc. Faziosi. Vi immaginate che cosa direbbero a Londra, allora, di certe puntate di Annozero?
Ma, come dicevo, fin qui Serra non avrebbe nemmeno meritato attenzione. C’è, in realtà, una sola domanda cui mi preme dare una risposta. Ed è l’ultima, quella sull’informazione corretta. Perché, è chiaro, a differenza dei tromboni sinceramente democratici, noi non siamo abituati a dare lezioni a nessuno. Ci limitiamo a sollevare domande e questioni, cioè a fare il nostro mestiere. Ma se Serra volesse sapere qualcosa di più sull’informazione corretta, be’, la lezione la troverebbe sul suo stesso giornale. Proprio lì vicino alle sue lamentazioni. Il suo pezzo, che parte in prima pagina, infatti gira a pagina 31. A pagina 30 c’è una lettera di Bernardo Valli, storico commentatore di Repubblica, che si cosparge il capo di cenere.
Sapete che cos’è successo? Semplice: due giorni fa Valli, nel disperato tentativo di dimostrare che viviamo alle soglie di un regime sudamericano, aveva scritto una lunga articolessa in cui parlava dell’imbarazzo dei corrispondenti stranieri, in particolare quello di Le Monde, «convocati alla Farnesina», per rendere conto delle loro critiche al governo italiano. Il corrispondente di Le Monde, Philippe Ridet, in un’intervista al Giornale aveva smentito tutto. «Mai stato convocato». E Valli ha dovuto umiliarsi pubblicamente e ammettere di aver scritto cose inesatte, e di aver falsificato la realtà pur di attaccare il governo italiano. Ecco un bell’esempio di informazione corretta. Glielo consigliamo a Serra: da pagina 31 a pagina 30. Per sapere di che cosa si tratta non deve nemmeno far la fatica di girare il foglio.