Quella lunga notte dei traditori del premier

Una dozzina di frondisti della maggioranza in agitazione: firmano un documento per chiedere un passo indietro al premier

Roma - Riunioni carbonare, pranzi e cene nei ristoranti del centro di Roma, telefonate che vanno avanti fino a notte. Tira dritto Berlusconi e come unica alternativa a questo vede il voto («anche fosse domani»), ma sa bene che la vigilia del G20 che si aprirà oggi a Cannes - dove l’Italia dovrà illustrare il suo pacchetto di misure anticrisi per rassicurare mercati e partner internazionali - è anche il giorno più lungo per una maggioranza parlamentare che va via via perdendo pezzi.
Ecco una delle ragioni del messaggio che oggi porteranno al Colle Alfano, Cicchitto e Gasparri, attesi da Napolitano per chiudere il giro di consultazioni informali di queste ore. A questo esecutivo - diranno - non c’è alternativa se non il voto, in qualsiasi momento si dovesse arrivare a una crisi. Un modo per dire ai tanti malpancisti in movimento ieri che Berlusconi non cederà ad alcuna ipotesi di esecutivo tecnico. Traduzione: non date retta a chi vi dice che o vi sfilate adesso oppure si vota nel 2012, alle elezioni anticipate ci si andrà comunque.
Già, perché i frondisti sono in grandissima agitazione da giorni se perfino un fedelissimo come Paniz - che ha passato l’ultimo anno a difendere il Cavaliere su qualunque inchiesta gli venisse aperta contro, da Ruby in poi - arriva a dire che Berlusconi «non è più ricandidabile», che ha «unito il pubblico al privato» e che sarebbe auspicabile «un governo Gianni Letta». Parole poi parzialmente ritrattate («ma solo se Berlusconi decide di lasciare») ma comunque eloquenti. Eppoi ci sono i dieci che si sono riuniti in un albergo romano con Roberto Antonione, ex coordinatore di Forza Italia che ha già dato l’addio nonostante durante l’Ufficio di presidenza del Pdl a Palazzo Grazioli il premier si sia detto convinto di poterlo «recuperare». Sono Fabio Gava, uno di quelli che non ha votato l’ultima fiducia. Isabella Bertolini e Guglielmo Picchi, Giorgio Stracquadanio e Paolo Russo, Giancarlo Pittelli e Giustina Destro.
Molti di loro, come Milo, Sardelli e la stessa Destro, sono già usciti dalla maggioranza, altri sono sul punto di farlo. E tutti sono convinti sia arrivato il momento «almeno» di un Berlusconi bis. Dicono rimpasto però anche loro pensano a una soluzione Letta o Schifani. Così da poter allargare la maggioranza quantomeno all’Udc e poi sperare di far rientrare Casini - che avrebbe quella discontinuità che chiede da tempo - nel centrodestra in vista delle elezioni del 2013.
La lettera al Cavaliere questa volta l’hanno scritta davvero, con tanto di firme. E sarebbero persino pronti a costituire un gruppo autonomo. Tutto questo alla vigilia del G20, certamente non un caso. Anzi, il segnale che la situazione è davvero critica. E in tutto questo caos, si muovono anche gli ex Fli. Secondo l’agenzia TmNews, infatti, Ronchi, Urso, Buonfiglio, Scalia e un quinto (al momento) misterioso deputato sarebbero pronti a costituire una componente di ex futuristi all’interno della maggioranza. Un gruppetto che dovrebbe sì sostenere la maggioranza, anche se non si capisce fino a che punto visto che - a guardare i nomi - la pattuglia sembra piuttosto disomogenea. Insomma, un altro grattacapo. In vista dei prossimi voti in programma alla Camera. A partire da quello sul Rendiconto in programma la prossima settimana. È anche per questa ragione che da via dell’Umiltà si sarebbero già mossi con un Verdini che ieri ha passato la giornata al telefono.