Quella magia di Diego Armando Rosina

Non ci crederà nessuno, ma io ho i testimoni. Quando Rosinaldo ha poggiato il pallone in quella mattonella che già fu di Diego Armando, io l’ho detto. «Alex, fagli vedere chi sei. Mettila dentro, all’incrocio. Ti prego». Gol. Gioco, partita, incontro. Il cazziatone di Superga è stata la scossa giusta, Rosina è tornato. Evviva Rosina. E me ne frego del gol last minute del Bologna. Siamo un punto sopra, e non c’era scritto da nessuna parte che avremmo mantenuto il vantaggio. Anzi, dirò di più. Quella vittoria dà significato al match Chievo-Bologna. Perché se oggi il calendario giocava a nostro sfavore, domenica prossima sarà tutto in salita per gli altri. Lo dico strizzandomi i gioielli di famiglia. Ma se tutto va come deve andare, i punti di distacco potrebbero essere tre. Noi dobbiamo vincere in casa con i fratelli genoani, già tranquillamente in Uefa. «D-o-b-b-i-a-m-o» imperativo categorico. Lo chiede la classifica ma lo chiediamo a gran voce noi, che ci meritiamo un congedo casalingo superbo dopo le tribolazioni di quest’anno. Vincere e sperare che a Verona sia partita vera, perché ai clivensi il pari basterà alla salvezza aritmetica, mentre una sconfitta potrebbe inguaiarli. Ma noi dobbiamo vincere. Vincere. E mai come al San Paolo si è vista una squadra come si deve che puote ciò che si vuole, anche senza dimandare. Fortunata - diciamolo subito - cinica e spietata. Raga, altri tre punti, che ce vò. Anche perché due vittorie di fila, e chi se le ricorda più?