Quella magia di specchiarsi in se stessi

«Libri per ragazzi» è una tautologia. Tutti i libri sono per ragazzi, come tutti i tramonti per gli innamorati. Leggere un libro è, semplicemente, essere ragazzi, cioè voler scoprire qualche cosa, che si tratti di un mondo (Salgari) o di una paura (Poe), di un carattere umano (Stevenson) o di un enigma (Lewis Carroll). È facile «sentirsi giovani» da vecchi, come dicono per l’appunto i vecchi quando vogliono rassicurare i meno vecchi. Il difficile è sentirsi giovani da giovani, avere la consapevolezza di essere pionieri in un territorio inesplorato. In questo viaggio aiutano i libri, che sono una scorciatoia per la vita, in entrambi i sensi: andando e tornando. Il ragazzo che legge, diventa un uomo che si specchia nella propria gioventù. Leggendo di Sandokan o di Alice, legge anche, in filigrana, lo sviluppo (romanzesco) della propria formazione. Il ragazzo che legge è l’incipit del grande libro che non smetterà mai di scrivere per tutta la vita non con le mani, da scrittore, bensì con gli occhi, da lettore. Cucirà così il proprio abito che gli andrà a pennello e che si adatterà a spalle sempre più larghe. E se leggerà I ragazzi della via Pàl o Zanna Bianca, avrà molte probabilità di leggere le Ricerche logiche di Husserl o un trattato di istologia.