Ma in quella Milano divisa in due Pisapia stava dalla parte sbagliata

Condanne o no, l’aspirante sindaco del centrosinistra spieghi le sue amicizie, dal terrorista Sandalo all’assassino Donat Cattin. La Moratti si èsempre schierata in difesa della democrazia <br />

Non rubava le auto, però fre­quentava brutta gente. Giuliano Pisapia dovrebbe spiegare que­sto agli elettori: che cosa ci face­va trent'anni fa con Roberto San­dalo, noto come «Roby il pazzo» per la sua propensione alle azio­ni violente, autore di omicidi efferati come quello di Carlo Ghiglieno? Di che cosa discu­teva nei dopocena con Ro­berto Rosso, l'ideologo di Pri­ma linea? Qual era la Milano che sognava di costruire con i compagni del collettivo di via Decembrio? Quanto c'era là dentro di quel moderatismo che adesso va spacciando a piene mani nei comizi ai mercati e nei salotti chic?

L'errore grave della Moratti (perché di errore grave si tratta) è aver ridotto una giusta denuncia politica a un fatterello da un giorno in pretura, sbagliando pure clamorosamente sulla sentenza finale. Un sindaco non dovrebbe commettere simili sciocchezze. La questione, però, resta: Pisapia è stato assolto da ogni responsabilità penale, e non solo sul furto d'auto, ma è legittimo che nel momento in cui si candida a governare la città gli si chieda conto del suo passato. Delle sue amicizie. Dei suoi trascorsi. Del brodo di cultura in cui ha formato le sue idee. Nel 1977 il direttore di questo Giornale , tanto per dire, fu gambizzato perché difendeva le giuste ragioni della libertà. Nel 1977 Pisapia dove le stava difendendo le giuste ragioni della libertà? Con Roberto Sandalo? Con i compagni che sbagliano di Prima linea?

Formidabili quegli anni. I lettori del nostro quotidiano se li ricordano bene: solo a comprarlo in edicola correvano il pericolo di finire sprangati. Milano era divisa in due. Una parte in giacca e cravatta cercava di salvare i valori della democrazia, gli altri con l'eskimo sognavano il comunismo a suon di molotov. Ebbene, Pisapia stava con i secondi. Fu assolto dal reato di banda armata, fu assolto dal reato di sequestro di persona, fu assolto anche dal reato di furto d'auto. Ma nessuno può assolverlo dalla colpa morale e politica di aver militato fra gli estremisti e i violenti. Adesso si permette il lusso di esibirsi come liberale e moderato: benvenuto. Ma ricordi bene che, se può farlo, è perché allora c'era qualcuno che, rischiando la pelle in prima persona, ha difeso i valori liberali e moderati. E li ha difesi, in primo luogo, proprio dagli amici di Pisapia che volevano distruggerli.

I compagnucci di rivoluzione giovanile, alla Gad Lerner, corrono in soccorso del candidato Giuliano riprendendo la solita litania: «Sono cose vecchie, errori di gioventù». Fa un po' ridere, no? Quando si parla di Berlusconi si va a scavare fin nelle amicizie di quando portava i pantaloni corti, non si tralasciano nemmeno le analisi al microscopio delle foto degli esordi («hai visto cosa c'era sullo sfondo?»), si scava nei dettagli per cercare il più piccolo cavillo d'antiquariato pur di poterlo accusare. E invece il fatto che il candidato sindaco del centrosinistra si trovasse a dividere le serate con amabili terroristi e aspiranti assassini è considerata una pinzillacchera. Una quisquilia. Roba da dimenticare in fretta. Non conta nulla aver condiviso idee e serate con chi andava in giro a sprangare e ammazzare la gente? Diteglielo a quelli che per quegli anni formidabili ci hanno rimesso la salute. O la vita.

In effetti: si è parlato tanto in questi giorni dei magistrati morti per il terrorismo. Napolitano cuore tenero s'è commosso. La sinistra ne ha fatto una bandiera elettorale. Perfetto, no? Ma, solo per sapere: in quegli anni, delle due Milano, chi è che difendeva i magistrati che rischiavano la vita? La Milano in tailleur della Mo-ratti o quella in eskimo di Pisapia? Dicono le carte che fra le persone frequentate nel 1977 dal candidato Giuliano ci fosse anche Marco Donat Cattin, meglio conosciuto in Prima linea come il comandante Alberto. Sbagliamo o è lo stesso Donat Cattin che due anni più tardi ucciderà il ma-gistrato Emilio Alessandrini?

Per carità, ognuno è responsabile delle sue azioni. Pisapia come abbiamo detto, è stato assolto da ogni responsabilità penale. A lui non possono certo essere imputati i delitti degli amici di allora. Però, nel momento in cui si candida come moderato e dà lezioni di liberalismo, gli si può chiedere almeno conto di come sono maturate queste convinzioni?

Dove s'è formato alla moderazione e al liberalismo? All'interno del Collettivo di via Decembrio?

Nei conciliaboli con Roberto Sandalo e il comandante Alberto? In tutte le democrazie, a cominciare da quelle anglosassoni, il curriculum di un nuovo candidato viene passato sotto la lente d'ingrandimento. Ogni ombra viene sviscerata, ogni questione sollevata.

È possibile porre una questione, una sola, a Pisapia? In effetti: Letizia Moratti ha sbagliato il colpo, ma il problema resta: c'erano due Milano in quegli anni formidabili. E noi, qui al Giornale , siamo contenti di essere sempre stati dalla parte giusta. E lui? Mario Giordano