Quella nomina firmata Rutelli al raccomandato vicino ai clan

Campania, l’arresto di un consigliere Pd rivela una assunzione imbarazzante ai vertici di una sovrintendenza

Massimo Malpica

nostri inviati a Napoli

Arrestato un consigliere regionale campano del Pd per un’«Affittopoli» politica. È Roberto Conte, quota Margherita, corrente rutelliana, solo due mesi fa indagato per concorso esterno in associazione mafiosa in un’inchiesta che portò in carcere sei esponenti del clan Misso. Stavolta lo accusano di lucrare su immobili affittati alla Regione insieme a due imprenditori dalle frequentazioni pericolose e a un ex dirigente del consiglio regionale. Il gruppo affittava allo stesso ente immobili per uffici (mai utilizzati) incassando 500mila euro l’anno dalle casse regionali. E proprio il nome di Francesco Rutelli, con riferimento al ministero che rappresenta, alla sua segreteria politica e al suo capo di gabinetto, salta fuori dal fascicolo dei pm Beatrice e Maddalena in relazione alla raccomandazione presso il dicastero dei Beni Culturali di un dirigente della Soprintendenza di Pompei, caldeggiato politicamente da Conte perché sponsorizzato dagli imprenditori in odor di camorra, i fratelli Carlo e Antonio Buglione.
Quanto a questi due «soci» imprenditori, i pm osservano come «sono noti anche gli elementi, tratti da altri procedimenti penali, che evidenziano la sostanziale contiguità dei fratelli Buglione ad ambienti della criminalità organizzata campana». Curriculum sorprendente, considerando che una loro società nel 2005 concorre a vincere l’appalto da 4,5 milioni di euro per la vigilanza del Consiglio regionale. Accusati in passato di contiguità con il clan di Carmine Alfieri, i due fratelli vennero sì assolti dal giudice di Nola Francesco Soviero ma furono «eticamente censurati» con una sentenza oggi fatta propria dagli inquirenti napoletani: «Le irregolarità amministrative emerse nel corso dell’istruttoria dibattimentale, i rapporti con noti esponenti della criminalità organizzata, la gestione privata e clientelare della cosa pubblica realizzata per il tramite di un diffuso ricorso alla raccomandazione e ai rapporti privilegiati con esponenti politici e uomini delle istituzioni dimostrano che ci troviamo sicuramente di fronte a uomini disonesti e privi di scrupoli».
Uomini che recentemente avrebbero chiesto a Conte di attivarsi per garantire la nomina di una persona di loro fiducia come dirigente della soprintendenza archeologica di Pompei: il professore Antonio De Simone. Conte, incalzato dai «soci», fa grandi pressioni sugli amici al ministero per i Beni Culturali. Agli atti finiscono intercettazioni tra il consigliere del Pd e il capo della segreteria politica del neocandidato sindaco della Capitale, conversazioni incentrate sulla nomina del soprintendente. In altre telefonate si fa riferimento a un interessamento anche del capo di gabinetto del ministro, e pure il presidente della provincia di Salerno, Angelo Villani, esponente del Pd in quota Margherita, informa Conte di aver parlato di De Simone (alla fine assunto per decreto) durante una riunione al ministero.