Quella partenza macchia la corona di Sebastian

Un bel po’ di smalto della baldanzosa Rbr se n’è andato a Suzuka. Era ora. Quindi, l’attesa conferma della riduzione dell’effetto-suolo è arrivata puntuale. Questa macchina non è più la stessa. Fa piacere che la McLaren l’abbia tecnicamente eguagliata e superata. E che la Ferrari, con un pilota migliore, avrebbe vinto. Finalmente, sul difficile terreno giapponese, questa discussa Rbr, che praticamente non usa il Kers, che ricorre ad un corpo alare posteriore di sezione ridotta e che ha toccato il fondo con l’aerodinamica anteriore (che groviglio di «flap»!), ha ceduto.
Come non bastasse, alla giungla tecnica, continua a sommarsi la giungla sportiva. Se l’inetto direttore di gara avesse punito Vettel l’anno scorso a Hockenheim (Alonso a muretto), Button non sarebbe finito a metà sull’erba. La riga bianca la vediamo solo noi? Sono macchie sulle corone dell’iridato, pur se, tecnicamente, il titolo è meritato.
La Formula 1 va ricostruita, con un Delegato tecnico che sia ingegnere e con un direttore di gara antico stile. Senza «killer fish»: Hamilton «i-n-t-e-n-z-i-o-n-a-l-m-e-n-t-e» contro Massa. Senza più gomme di burro: 46 km Hamilton, 52 Vettel e 58 Button-Alonso. Dove vogliamo arrivare con il «degrado» selvaggio? Al grande incidente? Ora basta!