Quella «pietra tombale» che piace ai predicatori

Anche Benigni, Grillo e Celentano si sono avvalsi delle misure varate dal governo di centrodestra per sanare i debiti con l’Erario

Felice Manti

da Milano

L’importante è predicare bene. Quello che fa il commercialista non conta. Devono avere pensato così Roberto Benigni, Adriano Celentano e Beppe Grillo, gli ultimi tre tribuni anti Berlusconi che nelle ultime settimane hanno monopolizzato l’opinione pubblica coi loro proclami scandalizzati nei confronti delle decisioni del governo di centrodestra. Eh sì, perché, come disse una volta lo stesso Berlusconi, «quelli hanno il cuore a sinistra ma il portafoglio a destra». E così si scopre che Benigni, Celentano e Grillo, in rigoroso ordine alfabetico, hanno pensato bene di approfittare delle stesse leggi che sbeffeggiavano dal palco, come ha dimostrato l’inchiesta del quotidiano romano Il Tempo.
L’attenzione dei tre showman si è soffermata sulla sanatoria fiscale del 2003, previsto dalla legge finanziaria del 2002. Volgarmente detta condono. Roberto Benigni e la moglie Nicoletta Braschi, attraverso la società Melampo, hanno versato al Fisco meno del 4,5% delle entrate, grazie a un’alchimia contabile fatta di dividendi e plusvalenze, neanche fosse una squadra di calcio. Il premio Oscar, ha aderito a entrambi i condoni fiscali e, grazie al versamento di 471mila euro, ha sanato definitivamente le sue pendenze con il fisco.
Adriano Celentano balzato sulla grande ribalta con la trasmissione televisiva Rockpolitik, anche per la classifica sulla libertà di stampa, che poi Il Giornale ha rivelato essere falsata dall’arresto del giornalista-senatore di Forza Italia, Lino Jannuzzi. La sua battaglia sull’antimodernità e le sue critiche agli immobiliaristi sono invece rimaste lettera morta davanti al fisco. Il Molleggiato, infatti, attraverso la società Il Clan Celentano della quale è socio insieme alla moglie e alla figlia Rosita, ha versato al fisco meno del 15% delle sue entrate. Il tutto in maniera assolutamente lecita, ma sfruttando al massimo le stesse norme sulla tassazione delle plusvalenze che hanno fatto la fortuna degli immobiliaristi tanto criticati davanti alle telecamere di Raiuno. Non solo. Come ha rivelato l’inchiesta del quotidiano romano, il ragazzo della via Gluck ha investito parte dei soldi “risparmiati” proprio in immobili, come dimostrano i bilanci delle società immobiliari Locus Amoenus, che ha in portafoglio un immobile da 1,5 milioni di euro nella centralissima via Garibaldi, e Generale Holding, proprietaria di appartamenti per 5,1 milioni.
Beppe Grillo si è allineato ai due colleghi. La società Gestimar, che gestisce con il fratello Andrea, ha usufruito del condono tombale già nel 2002 per il periodo che va dal 1997 al 2001. La piccola società immobiliare, che gestisce una decina di immobili, va avanti grazie a un finanziamento infruttifero dello stesso comico di 461mila euro e controlla appartamenti a Marineledda, Golfo degli Aranci e Porto Cervo.
Il comico genovese, titolare del blog più visitato in lingua italiana, non ha voluto commentare con il Giornale («con voi non parlo»), ma ha precisato l’ammontare del finanziamento infruttifero, che per un mero errore era salito a 461 milioni di euro. Senza contestare una riga, anzi, dichiarando (come ha riportato il quotidiano romano) che l’articolo era «perfetto». Come a dimostrare che, nel gioco delle parti tra satira e politica, il suo ruolo di comico che denuncia il malcostume italiano non c’entra nulla con quello di imprenditore. Insomma, non vuole sentire parlare di conflitto d’interessi.