Quella pressa simbolo dell’industria genovese

Intorno a quella pressa ci hanno lavorato fino agli anni Settanta circa 4mila operai. Poi nel 1989, quando andò in disuso, ne rimasero soltanto 1600. Al suo posto sono nati altri capannoni e 3mila posti di lavoro: da quelli commerciali e della grande distribuzione, a quelli della piccola industria, dei negozi e dell’artigianato. Adesso il «capolavoro» costruito nel 1914 nelle fonderie tedesche Haniel & Luegg di Dusseldorf è diventato un reperto di archeologia industriale. Ieri mattina l’assessore comunale Mario Margini e il presidente del Municipio Stefano Bernini hanno presentato al pubblico la restaurata pressa storica di Campi che si trova nel parcheggio davanti all’ex Castorama.
La pressa da 12mila tonnellate è stata, per decenni, una delle più potenti in Europa ed è il simbolo dell’Ansaldo e dell’industria genovese. Fino alla fine della Grande guerra lo stabilimento «Fonderie ed Acciaierie di Campi» era anche un complesso industriale con laminatoi per corazze, lamiere, travi e profilati, macchine marine e per navi da guerra, affusti di cannoni, carri ferroviari. Nel 1930, dopo alcune mutilazioni importanti, riassunse lo «status» nazionale con la nuova produzione bellica. Nel 1934 lo stabilimento diventò autonomo con la ragione sociale «Società italiana Acciaierie di Cornigliano» che, nel 1937, con la costituzione di Finsider, entrò a far parte del più grande gruppo italiano.
Durante la seconda guerra mondiale lo sforzo di Campi diventò continuo e incessante, nonostante i pesanti bombardamenti degli Alleati. Nel 1956, in pieno pre boom economico, lo stabilimento si modificò con produzioni dedicate al settore civile, dalle navi ai treni, agli alberi per turbine, ai cilindri per laminatoi. Nel 1967 Italsider incorporò la Siac e nel 1974 la società avviò l’ambizioso programma basato sulla sostituzione dell’acciaieria. Nel 1988 l’Italsider in liquidazione e le organizzazioni sindacali sottoscrissero l’intesa per lo «stop».