Quella pressione degli ayatollah che piegò Chirac

Negli anni Ottanta l’Iran di Khomeini usò l’arma del ricatto terrorista per piegare la Francia ai suoi scopi

Pierluca Pucci Poppo

Il 16 marzo 1986 si svolgono le elezioni legislative francesi, in cui si affrontano i socialisti del presidente in carica Mitterrand e la destra guidata dai gollisti di Jacques Chirac. La campagna elettorale è stata segnata dagli attentati del gruppo terroristico Csppa, teleguidato da Teheran secondo la polizia e i servizi francesi, e dai rapimenti di francesi in Libano da parte della Jihad islamica, organizzazione filoiraniana legata a Hezbollah, il «Partito di Dio» sciita, a sua volta legato a Teheran. Le rivendicazioni dei rapitori libanesi e dei bombaroli di Parigi sono identiche e rispecchiano le richieste ufficiali dell'Iran alla Francia: cessazione della vendita di armi all'Irak, con cui Teheran è in guerra; liberazione di alcuni terroristi filoiraniani incarcerati in Francia e, soprattutto, il regolamento del contenzioso Eurodif, un accordo del '74 fra Parigi e lo scià d'Iran secondo cui, in cambio di un prestito iraniano di un miliardo di dollari, la Francia si impegnava a far entrare l'Iran nel consorzio Eurodif per l'arricchimento di uranio, con conseguente diritto per Teheran di prelevare enormi quantità di uranio arricchito.
Ma siccome la rivoluzione khomeinista del '79 aveva sparigliato le carte, gli ayatollah decidono di fare pressione su Parigi con le armi del ricatto terrorista. Il 16 marzo, come previsto, la destra francese guidata dai gollisti vince le legislative: si inaugura l'inedita coabitazione fra un presidente socialista e un primo ministro gollista. Ma il terrorismo pro-iraniano ricorda ai vincitori, a modo suo, gli impegni da assolvere: il giorno dopo le elezioni una bomba esplode sul treno ad alta velocità Tgv Parigi-Lione e il 20 marzo, nel preciso istante in cui Jacques Chirac annuncia la sua nomina a primo ministro, un'esplosione causa due morti e 28 feriti sugli Champs-Elysées. Per non lasciare dubbi, entrambi gli attentati sono rivendicati dal solito Csppa. Subito dopo, le bombe si fermano. Il clima è cambiato: Chirac manda a Teheran una delegazione e riceve a Parigi il vice primo ministro iraniano Ali Moayeri, venuto in Francia per «ottenere il regolamento del contenzioso Eurodif e lo smantellamento della rete di Massud Radjavi (capo dei Mujaheddin oppositori della teocrazia iraniana, ndr) in Francia». Il 7 giugno, Radjavi lascia «volontariamente» la Francia dopo essere stato convocato dal ministro per la Sicurezza Pandraud, mentre una nuova missione francese (composta da esponenti del Commissariato per l'energia atomica e di vari ministeri) vola a Teheran. Nessuno ha mai saputo quali furono i risultati della missione, ma il 21 giugno due ostaggi francesi vengono liberati.
Nello stesso mese, francesi e iraniani giungono a un accordo parziale di cui solo il contenuto finanziario viene comunicato: Parigi pagherà una prima tranche di 330 milioni di dollari come parziale rimborso del prestito di un miliardo dello scià a Eurodif. Ma la firma definitiva dell'accordo, che doveva avere luogo in agosto a Ginevra, viene sospesa. Come risposta, dall'otto al 17 settembre cinque bombe esplodono a Parigi, per un totale di nove morti e 156 feriti (gli attentati del 1986 in Francia causeranno in tutto 13 morti e più di 250 feriti). Il sette ottobre, una telefonata anonima all'impianto Eurodif di Pierrelatte annuncia che una bomba sarebbe scoppiata nella centrale. È un falso allarme, ma il messaggio è chiaro. La ripresa degli attentati era stata annunciata il primo settembre dal consueto Csppa, ma le bombe sono attribuite ai «cugini» delle Farl libanesi, telecomandate da Teheran. In novembre, due ostaggi francesi vengono liberati e due giorni dopo il ministro francese degli Esteri, Jean-Bernard Raimond, invia al suo omologo iraniano Velayati il testo dell'accordo parziale del luglio precedente. Il 17 novembre l'accordo è firmato e la sera stessa viene ucciso a Parigi con due revolverate alla testa Georges Besse, presidente della Renault, ma soprattutto creatore delle installazioni francesi di arricchimento dell'uranio per uso militare e fondatore di Eurodif, di cui fu presidente dal '74 al '79. La responsabilità dell'attentato viene attribuita al gruppo terroristico di estrema sinistra Action Directe, in quel periodo strettamente legato alle Farl libanesi filoiraniane. Il ministro della Difesa francese André Giraud, amico intimo di Georges Besse, definisce l'assassinio dell'ex presidente di Eurodif come un «atto di guerra». Besse, creatore di Eurodif, viene ucciso il giorno stesso in cui Francia e Iran firmano un parziale regolamento finanziario del contenzioso Eurodif (l'impianto di arricchimento dell'uranio di Pierrelatte si chiama, dal marzo '88, «Usine Georges Besse»). Il messaggio è chiaro: la disputa non è risolta e non è solamente finanziaria, bensì nucleare.
Una settimana dopo la morte di Georges Besse, il 22 novembre 1986, la Francia versa all'Iran la tranche concordata di 330 milioni di dollari. Dopo un mese, Reza Amrollahi, vice primo ministro iraniano e presidente dell'Agenzia iraniana per l'energia atomica, arriva in Francia, accompagnato da esperti nucleari. Il governo Chirac porta Amrollahi e i suoi ingegneri in visita a Pierrelatte, nell'impianto Eurodif di arricchimento dell'uranio, dove il responsabile del programma atomico iraniano propone a Parigi di «riprendere la cooperazione nucleare». A fine dicembre, un ostaggio viene liberato grazie alla mediazione dell'Olp, ma in gennaio '87 un altro giornalista francese viene rapito a Beirut. Pochi giorni dopo, il primo ministro Chirac riceve riservatamente un ministro iraniano e un traduttore dell'ambasciata d'Iran a Parigi, tale Wahid Gordji, con i quali, secondo le memorie di Jacques Attali, negozia da solo, senza informare il presidente Mitterrand, la liberazione degli ostaggi francesi in Libano, da rilasciare fra i due turni dell'elezione presidenziale della primavera '88, che vedrà presumibilmente come avversari Chirac e Mitterrand. La liberazione degli ostaggi dopo il primo turno avrebbe infatti un effetto favorevole sulla popolarità del candidato Chirac, primo ministro in carica.
In maggio, il giudice antiterrorismo Boulouque, che indaga sugli attentati del settembre '86, emette una rogatoria per tre iraniani dell'ambasciata di Parigi, fra cui il «traduttore» Wahid Gordji, ripetutamente citato da sette terroristi arrestati dai francesi, che preparavano, sotto il controllo dell'ambasciata iraniana, altri attentati a Parigi. Per tutta risposta, a Teheran, il 14 luglio '87, giorno della festa nazionale francese, viene arrestato Paul Torri, primo segretario dell'ambasciata di Francia, con l'accusa di spionaggio. Sotto l'impulso di Mitterrand, Parigi rompe le relazioni diplomatiche con l'Iran.
(3. Continua)