Quella ragnatela del potere rosso che favorisce i «compagni»

nostro inviato a Modena

Due anni fa, quando impacchettò la Ghirlandina in restauro, l'artista campano transavanguardista Mimmo Paladino disse: «Nella copertura della torre c’è la mano di Wiligelmo, c'è la mano della storia della città». L’operazione fu presentata come «un’opera d’arte coperta da un’altra opera d'arte». Un enorme rivestimento bianco (oggi grigio di smog) cosparso di strane geometrie colorate, un pugno nell'occhio a fianco delle architetture medievali del duomo di Modena. Vittorio Sgarbi osservò che «tra tutti i progetti presentati da Paladino, è stato scelto il meno adatto». Costo: 200mila euro.
Chi effettuò la scelta? Il consiglio comunale, un referendum, qualche organo democraticamente eletto? No: la direttrice della Galleria civica, Angela Vettese, d’intesa con il vicesindaco e assessore alla cultura Mario Lugli. Chi individuò l'artista di Benevento? Sempre la coppia Vettese-Lugli. Peccato che una circolare dei Beni culturali - un documento del 13 luglio 2007, governo Prodi, ministro Rutelli, che Modena avrebbe dovuto prendere come oro colato - disponga tutt’altro. Esso auspica «che i teli protettivi dei ponteggi necessari per interventi su edifici vincolati (la Ghirlandina è patrimonio Unesco, ndr) fossero realizzati in modo da raffigurare sempre la facciata dell’edificio coperto, e non alterare i rapporti prospettici e le visuali delle quinte architettoniche così come consolidatesi nel tempo».
«La Ghirlandina è l'esempio di come funziona il sistema di potere in Emilia Romagna: fanno quello che vogliono», protesta il sottosegretario Carlo Giovanardi. «A Roma arrestano lo pseudo-artista che imbratta di rosso la Fontana di Trevi e getta palline da Trinità dei Monti, a Modena chi deturpa un bene culturale viene applaudito». L’apertura della campagna elettorale per le regionali è l’occasione per ripercorrere il “malaffare rosso”. «Malaffare non significa automaticamente reato - spiega Giovanardi - ma quell’insieme di forzature, scorrettezze, aggiramento delle leggi per favorire sempre gli stessi, che fuori dall’Emilia Romagna non può accadere perché qualcuno interverrebbe. Qui la magistratura si è scossa tre mesi fa per l'ex numero 2 della regione, Flavio Delbono».
I casi sono innumerevoli, più o meno noti. Coop Adriatica che costruisce un ipermercato su un sito archeologico, spostando tra le erbacce i resti del villaggio etrusco vincolato: «Immaginate cosa succederebbe se a Roma trovassero la capanna di Romolo e Remo sul Palatino e la spostassero sull'Aventino», ironizza Giovanardi. La sinistra che polemizza sugli «ecomostri» al Sud (come Punta Perotti o l’hotel Fuenti) e cementifica l’intera costa romagnola.
Oppure i terreni agricoli acquistati per quattro soldi da prestanomi del Pci-Pds-Ds poi trasformati dai comuni rossi in aree commerciali o residenziali la cui cubatura viene successivamente moltiplicata, così da rivendere a 100 quanto acquisito a 10. Eclatante la compravendita del Campazzo, tra Modena e Nonantola. Dice la sentenza che assolse il sindaco e un assessore: «La manovra speculativa su aree fabbricabili attuata da un partito politico (indirettamente attraverso l’interposizione di un soggetto economico) alla stregua di privati proprietari può porsi a un severo giudizio di moralità pubblica» ma «non necessariamente implica comportamenti individuali penalmente sanzionati». Rubare per il partito è moralmente riprovevole ma penalmente irrilevante, secondo il rito emil-romagnolo. Sentenza fatta a pezzi in Cassazione, ma ormai prescritta.
E ancora le assunzioni fittizie presso le coop rosse degli ex funzionari del Pci per caricare sull’Inps i contributi. Gli espropri per realizzare case popolari dove oggi sorgono centri direzionali. Gli scopi mutualistici traditi dalle coop che si quotano in borsa e nascondono i soldi in Lussemburgo (Coopservice). I conti in rosso della sanità regionale (un caso per tutti: la Asl di Forlì). Il fallimento della Coop Costruttori di Argenta, ripercorso dal capogruppo del Pdl in regione Giorgio Dragotto, voluto dal partito quando decise di privilegiare il versante finanziario della galassia rossa (Unipol) a scapito di quello edilizio. I guai passati da chi ha cercato di opporsi al sistema, come il sindaco di Prignano condannato per aver ostacolato una speculazione targata Pds nella gestione di una cava. «La sinistra non sa più che cos’è il bene comune - protesta Anna Maria Bernini, candidato governatore del centrodestra - questo sistema fatto per riprodurre se stesso sta per finire. E in questa campagna elettorale avverto che l'aria è già cambiata».