«Quella ragnatela di strutture che ha creato un monopolio»

(...) integrato di servizi, istituzioni, clientele, prestazioni politiche e sociali, un sistema nella città che discrimina ciò che non gli appartiene. Le Coop sono presenti in tutti i piani regolatori. Non conoscono limiti ad un'attività che, supponendosi portatrice di un livello etico più alto, si estende con una ragnatela su tutto il tessuto economico-sociale genovese. Di fatto crea un monopolio. Ci si meraviglia che l'Unipol voglia acquisire una banca, quando ha conquistato una città e colloca posti di lavoro a livello inferiore dei livelli sindacali? Bertinotti potrebbe dire che la Cina è vicina. Il ragno tesse la sua tela con il controllo municipale su grandi banche, come il Monte dei Paschi, e prosegue con la finzione di un movimento cooperativo esentasse, fatto di manager con tessera diessina, con le false privatizzazioni delle municipalizzate, con le oscure pulsioni che hanno condotto, per esempio, la provincia di Milano a comprare un'autostrada che porta verso Genova. Più volte abbiamo elencato le gesta delle Coop sotto la Lanterna a partire dalla cementificazione delle nostre colline avvenuta negli anni Settanta. E poi l'ardita operazione San Biagio, la metropolitana, il quartiere di Madre di Dio, l'Acquario, la Facoltà di Economia, la speculazione di Costa degli Ometti a Quarto, il Sottopasso di Caricamento, il parcheggio di Piazza della Vittoria, il Terminal Traghetti (per citare le più importanti). Anche Fiumara, area naturale di espansione del porto e dell'economia genovese, è stata strappata allo scalo e ceduta alle Coop. Le Coop hanno costruito il Cembalo ed amplieranno gli spazi espositivi della Fiera di Genova. C'è una cooperativa emiliana di mezzo, guarda caso, pure nella vicenda degli scarichi dell'ospedale San Martino. Genova è una città la cui libertà è occupata, la cui democrazia è gestita. Per usare una immortale definizione di Orwell: «Tutti gli operatori commerciali sono uguali, ma alcuni sono più uguali degli altri». Non crediamo che l'attuale bufera che colpisce le Coop possa togliere qualcosa alla loro egemonia totalizzante, ma il vantaggio è che, come dice un proverbio, tanto va la gatta a lardo che ci lascia lo zampino. Questa volta lo zampino ce l'ha lasciato, e col suo zampino anche un altro zampone, quello dei massimi dirigenti della Quercia, che hanno cantato il canto della vittoria: a chi la Bnl? A noi! Mi fa piacere, ora, non essere più solo una voce nel deserto a denunciare un simile strapotere, un pericoloso intreccio politica-affari, un'anomalia tutta italiana, ma prima di tutto genovese.
*Sottosegretario

alla Presidenza del Consiglio
Affari Regionali