Quella «Relazione» che non si doveva leggere

(...) pare meritasse - secondo qualcuno, forse tanti - una sorte altrettanto infelice. Fatto sta che, delle diecimila copie stampate e pronte ad essere allegate al quotidiano «Il Sole 24 ore» per essere diffuse nel Nord ovest del Paese, è già molto se ne sono state salvate e imboscate un centinaio. Quantità minima, comunque, destinata a una circolazione estremamente ridotta, fra i carbonari dell’informazione, i clandestini dello shipping, o magari i semplici tutori della trasparenza, anche un po’ refrattari agli sperperi di denaro pubblico.
Tutte le altre copie, invece, il 99 per cento, sono state distrutte appena uscite dalla tipografia, in coincidenza con il provvedimento di arresti domiciliari a carico dell’allora presidente Novi. Il quale, da mesi, in previsione della scadenza naturale (non traumatica) del mandato aveva fatto semplicemente quello che avrebbe fatto chiunque al suo posto: affidare alle stampe un libretto - 110 pagine, di grammatura leggera - in cui si dava conto del quadriennio di incarico. Cifre, dati, riscontri obiettivi, innanzi tutto in nome della trasparenza, sfuggendo al rischio di trasformare il testo nella difesa d’ufficio di un operato che nessuno, allora, poteva prevedere chiuso dalla magistratura piuttosto che dall’avvicendamento naturale.
Tanto per dire: in tutto il libretto ci sono solo due foto di Novi, una a fianco di Renzo Piano e l’altra che lo vede accanto, ma in secondo piano, al cardinale Tarcisio Bertone. Troppo poco, sembra, per parlare di culto della personalità. E ancora: due paginette di «editoriale del presidente», in testa alla pubblicazione, contenenti la sintesi di quanto è stato fatto dal porto, non dal presidente, tra cui l’impiego di 350milioni di euro di investimenti per l’attuazione del piano regolatore. A prima vista (ma anche a seconda e terza e quarta vista), un atto dovuto per le istituzioni, gli operatori portuali, la città.
Di più, la «Relazione di fine mandato» - si parla sempre di quella che non vedrete mai, salvo contrattarla al mercato nero delle idee - è, cioè sarebbe, uno strumento di consultazione per chiunque voglia essere informato, ad esempio, sulle opere infrastrutturali completate o programmate, ma comunque indispensabili, sullo sviluppo dell’Affresco di Piano e la sistemazione razionale del water front, su quello che ha prodotto in quattro anni la gestione finanziaria dell’Autorità portuale e sullo stato dell’informatizzazione, persino sugli interventi in ambito culturale promossi da palazzo San Giorgio.
La maniera, insomma, di «presentare il conto» ed esporsi al giudizio: di assenso, ma anche - perché no? - di assoluto dissenso. Avendo però sotto gli occhi la materia per discutere, e, nel caso, applaudire o bocciare.
Evidentemente, per qualcuno, forse per tanti (ma sono quelli che contano, e hanno sempre pronto il cerino in mano per emulare Fahrenheit 451...), «era meglio che quelle pagine non venissero mai lette». Le hanno distrutte in un amen. Ma così anche il buon senso è finito al macero.