Quella relazione sul caso della Asl di Locri

Quanta ipocrisia

sulla pena a Saddam
Sembra che la condanna a morte di Saddam sia da consoderarsi alla stregua di un omicidio. Non mi nascondo dietro a un dito: per certi crimini efferati (mi sembra che quelli fatti compiere da Saddam rientrino nella categoria) la pena di morte, condannabile nella maggior parte dei casi, sia la giusta pena per costui e tanti altri criminali. Ora, davanti alla morte di Saddam, si levano grida «bipartisan»: Pannella inizia l’ennesimo sciopero della fame e della sete per Saddam. Vorrei porre a questo professionista del digiuno quante volte lo ha posto in essere per le migliaia di condannati a morte per «crimini» insignificanti in Cina? A Prodi vorrei chiedere il perché nel suo recente viaggio in Cina non ha condannato non uno, ma gli innumerevoli crimini che ogni giorno avvengono laggiù. Quelle condanne a morte più che condanne sono dei veri e propri crimini.

Nessuna pietà

per quel dittatore
La condanna amorte è stata eseguita. Nessuna pietà per un assassino della sua specie, ovviamente. Non fa meraviglia, comunque, l’atteggiamento di Marco Pannella che sulla grazia al dittatore contava per stare sulla stampa nazionale e, forse, internazionale per lungo tempo, come gli era successo con il tragico caso Welby che i Radicali hanno cavalcato con disinvolto cinismo. Soprattutto, meravigliava l’atteggiamento di dolore e costernazione che esprimevano i loro volti davanti alle telecamere come se la sua terribile malattia e l’ineluttabile epilogo avessero colpito un loro parente stretto.
Vincenzo De Leo e-mail
Impiccarlo

è stato un crimine
Sono dispiaciuta. Io, che ho 72 anni e sono nonna da tempo, speravo che non avrei più rivissuto i tragici e violenti anni della mia giovinezza. Mi sbagliavo: la violenza è sempre tra di noi, purtroppo. E impiccare Saddam Hussein è stato una atto criminale, di violenza gratuita. Certo, sarà pure stato colpevole di vari reati, ma possibile che non c’era un modo più umano per punirlo? E con tanti saluti allo spirito natalizio.
Ernesta Aloisi - Roma
A nessuno fa piacere

la morte di un uomo
Anche se non è di moda, sono e resto favorevole alla pena capitale per i delitti più abbietti e infami, e che Saddam meritasse abbondantemente la forca non ho alcun dubbio. Ma a nessuno può far piacere la morte di un uomo, per quanto giusta e meritata possa essere (e questa lo è). Inoltre, quando vedo in televisione le quotidiane mattanze irachene, mi vien da pensare che per tenere a freno facce come quelle non ci volesse altro che uno come lui. Lessi, non ricordo dove, che quando Napoleone istituì il bagno penale della Cayenna, a un funzionario che gli chiedeva chi avrebbe sorvegliato tutti quei delinquenti rispose: «Dei delinquenti peggio di loro». A brigante, brigante e mezzo.
Claudio Bruschi - Parma
Voi occidentali non potete

decidere per gli iracheni
E come faranno i pacifisti di tutto il mondo a mettere in piedi manifestazioni, ora che Saddam è stato giustiziato? Gli iracheni non hanno perso tempo inutilmente, era colpevole e su quello non c’erano margini di errore e per quei reati la forca è l’unico epilogo. Una situazione ben diversa da molte già viste ad esempio negli Usa, dove riaprendo il processo si scopre che l’imputato alla fine era innocente.
Saddam è stato condannato in base a un codice penale scelto da lui stesso e durante la propria dittatura mandava a morte per cause molto meno gravi. Nessuna pietà, nessun perdono. La pena di morte ci stava in pieno. Nessun ergastolo sarebbe mai servito per farlo meditare sui suoi errori, quando sali i gradini della forca mediti molto di più.
Una parte di europei è contro la pena di morte, non si sa in quale percentuale e non si saprà mai, certi sondaggi non vengono effettuati per paura di brutte sorprese, gli iracheni invece sono a favore. Dove è finito l’obbligo del rispetto a tutti costi di usi e costumi diversi dai nostri che i ben pensanti sono soliti sbandierare a ogni occasione? Perché nessuno ha mai chiesto il parere dei Curdi in merito alla pena di morte, il parere di coloro che in quel processo rappresentano le “parti civili” da risarcire?
Non siete voi occidentali a dover decidere quale codice penale imporre all’Irak, imporre le proprie regole a un altro Paese significa trasformarlo in colonia, lo sappiamo molto bene noi africani che per anni abbiamo subito regole imposte dagli imperi. Gli italiani non hanno alcun titolo per poter giudicare e condannare una giustizia di un Paese colpevole solamente di aver fatto il suo corso; ha processato e giustiziato un uomo sicuramente colpevole. Lo ha fatto secondo regole che quel popolo si è dato democraticamente. Sareste autorizzati, ma solo in parte, pena il non riconoscimento della sovranità nazionale del governo di quel Paese, se e solo se, foste senza peccato e aveste una giustizia senza alcuna macchia. A giudicare da quello che accade in Italia mancano i presupposti.
Saddam ce l’ha messa tutta per arrivare a questo punto. Ha dato ampia dimostrazione di una stupidità esemplare. Ha sbagliato, solo per citare un esempio, a invadere il Kuwait, ma gli occidentali lo hanno perdonato e lui ha perseverato nell’errare, di possibilità di rimanere al suo posto ne ha avute, e non poche.
Kebun Ysalam Dladouja
Yaoundè (Cameroon)
Anche Beccaria prevedeva

la pena capitale
Sono favorevole alla pena di morte e sono in buona compagnia, ché anche Cesare Beccaria, in due casi, la prevedeva, e manderei a morte chi per sozza e repellente libidine violenta e/o uccide un bambino. Addirittura lascerei a chiunque licenza di uccidere a vista chi si sia reso colpevole di tale peccato-reato, ma quando scorre sangue per ragioni di lotta politica la giustizia è in realtà solo la vendetta di chi ha vinto. Lo sanno i tribunali del popolo durante la Rivoluzione Francese, lo sanno i tribunali del popolo formati dai nostri partigiani comunisti del 1945, lo sa il tribunale internazionale che ipocritamente ha lasciato giudicare Saddam dagli iracheni. Salvaci, o Signore, da chi, in ogni caso, è contrario alla pena di morte e da chi la applica solo per umiliare chi ha perso.
Gianfranco Mortoni e-mail
Mistico furore

senza pudore
Sono assolutamente ridicoli, patetici e quantomai ipocriti i comunisti che si strappano i capelli in preda a mistico furore contro l’esecuzione di Saddam. Lo stesso furore critico e pseudo-moralista dei figli ideologici di mostri come Lenin, Stalin, Pol-pot, Mao, Ceausescu, Kim il Sung e delinquenti simili, non si evidenzia in ugual misura per le migliaia di esecuzioni sommarie che vengono effettuate ogni anno in Cina, Corea del Nord, Vietnam ecc. Non c’è limite allo schifo che mi provocano questi individui perché difendono un criminale dittatore solo perché anti-americano.
Teo Nino e-mail
L’Italia non può dare

lezioni di giustizia
Saddam giustiziato ha sollevato nel nostro Paese un coro di proteste da parte soprattutto della sinistra, “buonista” verso i criminali e cattivista verso le vittime. Naturalmente fa parte del coro l’istrione Marco Pannella che golosamente sotto le feste ha rinunciato allo sciopero della fame nonostante la sua linea suggerisca che ne avesse urgente bisogno.
Ogni qualvolta si discetta sull’applicazione di pene nei confronti di efferati e pericolosissimi criminali, si discute di redenzione, di sconti di pena, di arresti domiciliari, di restituzione rapida della libertà.
Le vittime, invece non interessano nessuno. La sicurezza dei cittadini che dovrebbe essere l’argomento centrale di ogni discussione sulla Giustizia è del tutto trascurata, anzi ignorata.
Nel caso di Luigi Chiatti, assassino di due bambini, la Giustizia del nostro bel Paese ansiosa di restituirgli la libertà affinché possa continuare la sua promettente carriera, è stata messa in gran difficoltà dallo stesso Chiatti il quale ha affermato che appena in libertà non avrebbe indugiato ad assassinare altri bambini.
Lo Stato italiano ha rinunciato alla pena di morte contro i criminali a favore della pena di morte irrogata dai criminali a danno dei cittadini.
Il nostro bel Paese detiene un record mondiale con ben quattro istituzioni criminali che in concreto sottraggono alla potestà dello Stato una cospicua parte del territorio nazionale: mafia, ’ndrangheta, camorra e sacra corona unita, per non parlare dell’anacronistica vergogna del terrorismo di matrice comunista, le brigate rosse, tuttora operanti, che hanno nel loro carniere la morte, anche recentissima, di diverse centinaia di cittadini.
Ebbene, con tale curriculum l’Italia pretende di dare alle nazioni straniere lezione di Giustizia.
Lettera firmata e-mail
Il raìs e Mussolini

qual è la differenza?
Saddam e Mussolini, due destini. Ma che pena sentire il coro di prefiche che si lagnano della pena di morte al povero Saddam. Nessun uomo deve essere ucciso per mano di un altro uomo, anche se è un conclamato feroce assassino. Ebbene, questo coro sale da quelli della Repubblica fondata sulla resistenza che a suo tempo ha massacrato senza processo un dittatore e la sua amante, appendendoli alla pensilina di un distributore, senza un processo con tutte le garanzie come quello fatto a Saddam. Delle due l’una: o dichiarano che anche uccidere Mussolini, e in quel modo, fu un grave errore, oppure tacciano su Saddam. Se ogni popolo ha il diritto di giudicare i propri carnefici, i sinistri italiani sull’argomento non hanno diritto di giudicare gli altri sensa prima fare autocritica. Di sicuro uccidere Saddam creerà un martire, ma ben peggio lasciarlo vivo a incitare e proclamare le sue ragioni politiche, dimenticandosi quanto infame e feroce è stato il suo regime.
Gianluca Cavallini e-mail
Perché per Pannella

deve morire solo Welby?
Dopo l’esecuzione della condanna a morte di Saddam Hussein, abbiamo visto tutti nei tg Marco Pannella che affermava “Viva Saddam”, sottolineando per chi ancora non lo sapesse, il collegamento di quel “viva” col verbo “vivere”, battendosi contro l’impiccagione dell’ex tiranno iracheno.
Peccato che fino a pochi giorni prima, negli stessi tg, lo stesso Pannella, dicesse “Muoia Piergiorgio”, rendendosi boia egli stesso.
Un minimo di coerenza ogni tanto sarebbe utile.
Io dopo quell’esecuzione di Welby ho acquistato e regalato ad amici, varie copie del favoloso libro del filosofo francese Emmanuel Monier Lettere sul dolore!
Vincenzo Mangione - Sassari
Adesso qualcuno

dovrebbe tacere
Il partito radicale dopo aver condannato a morte il consenziente Welby e aver partecipato all’esecuzione della condanna del malcapitato strappandogli il respiratore, ora alza grida isteriche per la condanna a morte di Saddam Hussein, fra i peggiori criminali politici di questo tempo. Sono contrario alla pena di morte, ma i radicali, i boia morali di Welby, per motivi abietti e futili di propaganda in favore dell’eutanasia dovrebbero avere il buon gusto di tacere.
Alfonso D’Auria e-mail