Quella scommessa di Passera e i futuri equilibri in Intesa

L’ad della superbanca, dopo aver passato la mano su Telecom, si è esposto in prima persona per Toto

da Milano

La partita per il futuro di Alitalia può anche diventare un terreno di confronto sul ruolo e sulle prospettive future di Intesa Sanpaolo. La banca che, insieme con Unicredit, condivide la leadership del sistema creditizio, per vocazione dichiarata intende primeggiare soprattutto in casa propria, cioè in Italia. E questo 2007, primo anno operativo dopo la fusione tra Intesa e Sanpaolo, è stato un banco di prova subito impegnativo.
Prima Telecom, poi Alitalia sono state le sfide industriali nelle quali l’amministratore delegato Corrado Passera ha inteso applicare la sua «filosofia»: non più banca commerciale o «solo» universale, ma avamposto finanziario privato di un nuovo tipo di capitalismo, ovvero un diverso modello di «impresa mista». Non proprio un pilastro di un sistema pubblico neo-interventista, tipo Iri, ma qualcosa di questo tipo, riveduto e corretto grazie al rapporto con le Fondazioni (azioniste di Intesa) e con lo Stato (Cdp), complice l’appoggio del governo dell’ex presidente Iri Romano Prodi. Una banca pronta a svolgere un ruolo nello sviluppo di settori strategici per il Paese (le tlc, i trasporti).
Ma ora Passera, che si è sbilanciato in prima persona a favore dell’offerta di Air One, rischia di incassare una sconfitta. Che, dopo l’esito del riassetto di Telecom, potrebbe bruciare ancora di più: non è un segreto che per il vertice del gruppo di tlc l’ad di Intesa si fosse speso per Gabriele Burgio, manager alberghiero che sta facendo molto bene in Spagna.
Ma la decisione finale è stata un’altra (Franco Bernabè), ed è passata direttamente dall’accordo tra il presidente di Intesa, Giovanni Bazoli, e quello di Mediobanca, Cesare Geronzi. Segnando un punto anche a livello generazionale rispetto all’asse nato per l’occasione tra Passera e i manager di Mediobanca (un tipo di convergenza «anagrafica» analoga a quella che si è vista qualche giorno fa, quando Passera ha incassato l’appoggio del presidente di Confindustria Luca Cordero di Montezemolo). Ora, se passa la linea Prodi-Padoa Schioppa-Bazoli, favorevole ad Air France, la storia si ripeterà.
Non è un caso, notano in molti, che Bazoli non abbia ancora detto una sola parola su Alitalia. Marcando, con questo silenzio, una certa distanza rispetto al suo ad. Una situazione che - al di là delle voci che da mesi vedono Passera pronto per altri lidi, a partire dall’Eni - potrebbe avere conseguenze sugli equilibri di Intesa. La superbanca spegne la sua prima condelina mostrando al suo interno una geometria diversa da quella di un anno fa. A fronte di un capo azienda forte e riconosciuto, ha preso luce tutta la prima fila dei top manager. A cominciare da Gaetano Miccicchè e Pietro Modiano, che hanno spazi, relazioni e idee autonome. Mentre al vertice il presidente Bazoli non perde un colpo.
All’orizzonte ci sono le incertezze del quadro politico nazionale (l’asse Prodi-Bazoli è stato finora decisivo per la nascita e lo sviluppo di Intesa) e un paio di questioni di potere - intrecciate tra loro - di non poco conto: l’assetto del Corriere della Sera e quello delle Generali, cioè della filiera che da Unicredit e Mediobanca porta fino alla compagnia triestina, di cui Intesa è al tempo stesso socio e partecipato. C’è da scommettere che Intesa Sanpaolo non intenda arrivare scoperta alla tenzone che entrerà nel vivo entro primavera.